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Cris Pedrotti

26 Novembre 2020

ANIMALIER…”URBAN JUNGLE”

Animalier è il pattern che riproduce il disegno della pelle degli animali, versatile e audace, dal fascino sempreverde, icona senza tempo del guardaroba.

Il fascino dell’esotico ha conquistato la moda già da diversi decenni con punte di grande successo.

Il debutto del maculato risale al lontano 1947, quando Christian Dior fece sfilare i suoi primi tre capi animalier. Dior decise di avvolgere le sue modelle in nuvole di chiffon leopardato. Secondo Vogue il ’71 è stato “l’anno della zoologia nei ricami, nei gioielli, negli stampati, ornamenti per donne-fiere, libere e sensuali. Un trend che dalla sua prima uscita ufficiale ha poi ispirato e influenzato tutti gli stilisti contemporanei.

Dior

Lo stilista contemporaneo che ha fatto dell’animal print la sua brand identity è Roberto Cavalli di cui ricordiamo la stampa ghepardo già negli anni Settanta e poi, ancora, nella stagione P/E 1996, il zebrato nella P/E 1999, e la stampa farfalla P/E 2006, e in più paillette a squame di pesce, fantasie leopardo, coccodrillo, lince, serpente.

“ La moda deve far divertire e mettere la donna al centro dell’attenzione, osando anche un po’, se necessario.” ( Roberto Cavalli )

Cavalli ha sponsorizzato la mostra del 2006 Wild: Fashion Untamed tenutasi al Metropolitan Musem of Art di New York, volta a mostrare la storicità e l’interculturalità dell’animalier, l’deale di femminilità-felina, attraverso le creazioni di Alaïa, Dior, Galliano, Gaultier, McQueen, Mugler, Versace.

Per rendersi conto di quanto l’animalier possa risultare chic basta dare uno sguardo al passato, quando questa moda è venuta alla luce. Già negli anni 50 era molto di moda e negli archivi si trovano immagini di donne elegantissime con lunghi abiti stampa leopardo o pantaloni con scarpe abbinate nello stesso materiale, o gonne sino ai piedi indossate con pullover a collo alto. Cappottini zebra, tigre o leopardo, ovunque sino agli anni 60.

La bellissima Brigitte Bardot con la sua pelliccia, stivali e cappello di leopardo, Jane Russel, Sofia Loren, Monica Vitti, pure Jackie Kennedy all’epoca first lady e sempre attenta alle tendenze della moda, nei primi anni Sessanta cedette al fascino dei capi maculati .

Brigitte Bardot – Jane Russel

Haute couture, prêt à porter e street style hanno utilizzato le stampe animalier in diversi contesti, dalla musica alle discoteche, dal cinema alla fotografia, con digressioni anche nel guardaroba maschile.

L’animalier ha una posizione di predominio nel sistema moda contemporaneo, è sempre più usato in tutte le sue declinazioni da diversi stilisti. Nonostante la sua versatilità, può facilmente far inciampare nel trash, ci vuole dunque moderazione e gusto per sfruttare questa tendenza al meglio.

Naturalmente è importante non esagerare e focalizzare l’attenzione solo sul capo chiave. Un solo accessorio maculato dà l’opportunità di osare, di dare brio ad un look anonimo, regalando un pizzico di eccentricità alle nostre mise.

street style

Decisamente seducente e femminile, è la gonna con stampa maculata. Se vi piace ispirarvi ad uno stile un po’ retrò, la grinta della stampa animalier, potrà essere stemperata dal romanticismo di una gonna a ruota, perfetta da abbinare ad accessori contemporanei, come calze nere e stivaletti. Oppure adatta a look causal da giorno, abbinata, per esempio, ai modelli più in voga di sneakers.

https://www.fashionblognotes.com/prodotto/gonna-velluto-animalier/
https://www.fashionblognotes.com/prodotto/gonna-velluto-animalier/

Potrete trovare la stampa che più vi piace tra le proposte dei brand più famosi, alla portata di tutte le tasche: non resta che scegliere le stampe preferite, farle entrare nei vostri guardaroba e tirare fuori la Jane che è in noi…perché l’animalier piace e diverte.

Allora, pronta a sfoggiare il tuo lato primitivo? Se vuoi fare shopping online, su questo tema troverai la skirt VeryCris…clicca qui

Grazie per avermi letto … Cris

6 Novembre 2020

Salopette mon amour !

Bentornata salopette!

Bentornata salopette!

Bentornata salopette, icona degli anni 90.

salopette

Negli anni ’90 la salopette diventa un capo insostituibile del guardaroba. Protagonista del tempo libero e simbolo di libertà, indossata ed esibita da Brigitte Bardot a Lady Diana. Capo preferito dalle icone di tutti i tempi dal fascino trasversale tanto nostalgico quanto easy, un look tra passato e presente.

Chi non ne ha posseduta almeno una nella sua adolescenza? “Se fosse per me indosserei sempre e solo la salopette” ha dichiarato Gwyneth Paltrow, una che di stile se ne intende. Siete d’accordo?

salopette

Capo unisex per eccellenza la salopette in versione femminile è tentatrice di indole e unica nella forma, un po’ come la camicia bianca da uomo. Scanzonata e provocatoria oggi come allora non può mancare nell’armadio. La mitica tuta con la pettorina è ancora must-have di tendenza e suggerisce libertà e voglia di vintage.

salopette street style

Capace di adattarsi ai tempi e fonte d’ispirazione personalizzata, la salopette cambia i connotati per adeguarsi ai gusti, la rivoluzione sta nei materiali e nel modo di indossarla.

E’ il velluto il look perfetto di questa stagione, sia millerighe per un look sportivo che liscio in versione elegante. La salopette in velluto racchiude da un lato atmosfere vagamente retrò e dall’altro richiama un’eleganza aristocratica senza tempo. Abbinare il velluto secondo le ultime tendenze è l’idea giusta per scaldare la stagione invernale con stile.

Per un look casual chic intramontabile, suggerisco la salopette color cachi da abbinare a magliette rigate, di qualsiasi colore sia scure che chiare, perché il cachi è un colore neutro che sta bene su tutto. E’ un modello dalla gamba morbida ma slanciata da indossare con il risvoltino alla caviglia e da abbinare alle sneackers come ad uno scarponcino o stivaletto stringato e perché no, ad una scarpa stile maschile con i lacci e calze corte fantasia. Qui la vedete abbinata ad un cappottino in lana tartan stile plaid, molto in tendenza.

salopette sportiva
salopette VeryCris dettagli

La salopette in velluto liscio blu, dalla linea affusolata slancia la figura e assottiglia le forme. Elegante e scanzonata allo stesso tempo è un capo versatile, perfetto sia di giorno che di sera, da indossare con magliette rigate per un tocco ironico, con camicie o dolcevita per un look più elegante. Scarpe a mocassino o stivaletto, l’importante è il risvoltino alla caviglia.

salopette velluto
salopette velluto dettagli

Salopette, charme e leggerezza…come non essere tentate !

Troverete i capi nel mio SHOP

@cris_verycris

Shoes @closet23shop

30 Ottobre 2020

Verde – the green season

Abito in velluto misto seta dalle mille sfumature. Scollo a barca e linea scivolata...

Abito in velluto misto seta dalle mille sfumature. Scollo a barca e linea scivolata...

Quanta voglia di leggerezza c’è nell’aria? Tantissima. Quale colore Pantone apre le danze? Si il verde scuro.

verde

Il must di sempre, quintessenza chic e non c’è bisogno di una tendenza colore per dichiararlo: il verde è cool e oltre al pianeta fa bene anche al tuo stile! Rappresenta il colore della vita che continua e si rinnova, segno di equilibrio e di crescita, per questo è associato alla giovinezza e noi siamo evergreen!

Il verde più cool e accattivante rimane sempre quello tra il foresta e lo smeraldo, soprattutto in tonalità più scure, intenso, notturno, un po’ misterioso, si indossa in total look ed è elegantissimo. Sta bene alle more e alle bionde ed è l’alternativa aristo-chic ai soliti nero-blu. Perfetto sia di giorno che di sera.

Carismatico e affascinante soprattutto su alcuni tessuti come il velluto è tra le top tendenze dell’anno per la capacità di rendere il colore brillante e ricco di sfumature. Selvaggio come una foresta amazzonica, intenso e luminoso come una pietra preziosa. Audace, con un sottotono caldo e brillante illumina anche la mise più seriosa.

https://www.facebook.com/verycris.cristinapedrotti/

La mia proposta è un abito in velluto misto seta dalle mille sfumature. Scollo a barca e linea scivolata, leggermente elasticizzato per stare bene su qualsiasi fisico. Da portare con o senza cinta è classico ma mai banale e iper versatile. Sta bene a tutte, ma le donne con la carnagione chiara, occhi verde o nocciola e i capelli in tutte le tonalità del rosso e biondo miele lo esaltano al meglio!

Potete acquistare questo abito nel mio SHOP al prezzo in offerta

Da portare con un cappotto o una cappa… ma lo vedrete nel prossimo post. Seguitemi… VeryCris

Scarpe https://www.closet23.com/it/

27 Ottobre 2020

Oggi voglio parlare di “ relazioni ”

Questo lungo articolo ha come titolo “ relazioni” che significano connessioni, corrispondenze, legami, rapporti, vincoli tra fatti, persone, valori, grandezze, attività, categorie, fenomeni, idee…
Scegliamo noi …

La pandemia sta alterando i nostri rapporti con lo spazio, con la malattia, con il tempo, con il futuro. Ci sta separando, confinando, terrorizzando, sta pregiudicando le relazioni al lavoro e con il lavoro, sta mettendo in serio pericolo la nostra economia.
Quando pensiamo alla globalizzazione in senso positivo ci immaginiamo una integrazione ed interdipendenza di economie, culture, popoli, guidata da tecnologie, commercio, informazioni, investimenti, flussi migratori, tutte cose che dovrebbero fare “crescere” cultura, economia, idee e relazioni in modo omogeneo, ma non è o non è mai stato così.
La pandemia però ha corrotto, o forse erano già corrotte e non ha fatto altro che renderle evidenti, le relazioni politiche ed economiche tra comunità e stati, facendo crescere la diffidenza e la propensione all’isolamento facendo venire meno tutte le prerogative positive alla base della “sana” globalizzazione che io personalmente appoggio.
Tutto è diventato improvvisamente pericoloso, instabile, precario. La pandemia oltre che sanitaria è diventata anche economica e sociale.
Certo oggi siamo davvero “spaesati” e come potremmo non esserlo?
E’ anche complicato capire, interpretare le notizie che ci vengono fornite dai media.
Pressati dall’emergenza, mantenere, ricomporre, rinnovare, crescere ci sembrano missioni impossibili e non riusciamo a scorgere o a pensare a obiettivi consistenti che sarebbero necessari almeno per trovare una nuova rotta.
Eppure in tutto questo marasma io voglio scorgere una prospettiva interessante: il BIL ossia il Benessere – Interno – Lordo ( tratto da un articolo letto non so dove ma che ha focalizzato la mia attenzione).
Il PIL ,che tutti conosciamo , indica il valore complessivo dei beni e servizi prodotti all’interno di un Paese in un anno. È un indicatore “quantitativo” della crescita ma non dello sviluppo che è un concetto “qualitativo” , “crescita” e “sviluppo” non sono la stessa cosa e secondo il mio modesto parere il benessere deriva anche dallo sviluppo.
E come possiamo contribuire personalmente al benessere, alla crescita, allo sviluppo del nostro Paese, della nostra città, della nostra comunità, del nostro quartiere?
E’ questa la prospettiva sulla quale dovremmo convogliare le nostre energie perché significa aumentare e migliorare il livello della nostra qualità di vita, anche in un momento precario come questo.
Le attività indipendenti stanno fronteggiando una sfida senza precedenti: molte imprese sono state costrette a fermarsi, mentre altre potrebbero chiudere definitivamente. Ecco perché, in questo momento, aiutare le attività indipendenti è più importante che mai.
Le attività locali sostengono l’economia reale e creano valore per tutta la comunità: ma come possiamo supportare ristoranti, palestre, librerie, botteghe e tutte le imprese che fanno girare la nostra economia rispettando le regole di distanziamento sociale?
La buona notizia è che molte attività hanno adottato strategie per continuare a vendere pur limitando il contatto umano, i piccoli negozi sono sicuramente più sicuri dei centri commerciali e riescono a gestire e mantenere il distanziamento e la sicurezza con più facilità.
Tutte le attività, anche le più piccole ormai si sono attrezzate per consegne a domicilio o per la vendita on-line, è quindi fondamentale anche da questo fronte sostenere le piccole attività locali.
Nell’era dei social dove tutto è condiviso, recensito e commentato il fattore umano è ciò che fa veramente la differenza.
Queste attività rappresentano l’anima e la storia delle nostre città, e fanno parte di ognuno di noi.
Ricordate? Benessere Interno Lordo è questo il nostro obiettivo.
Il piccolo negozio, la bottega, il ristorante significano storia, identità e comunità. Ogni bottega che chiude è una perdita di competenze, di conoscenze, di valore economico e sociale, di un pezzo di tessuto anche culturale delle nostre città. E’ un danno per la qualità della vita dei residenti e anche per l’appeal turistico del territorio.
Al di là delle loro dimensioni, le piccole imprese sono caratterizzate dallo spirito dei loro fondatori che sono testa e cuore dei loro business e gestiscono ogni aspetto dell’attività, tra cui l’assistenza clienti.
A guidarle, ci sono imprenditori coraggiosi: intrepidi, ambiziosi e resilienti, che inventano, costruiscono e progettano anche durante i periodi più incerti.
La loro intraprendenza è linfa vitale per l’innovazione che fa avanzare il mondo, perché è di questo che si nutrono. E tutti noi abbiamo bisogno di loro.
Le attività locali sostengono l’economia reale, generano valore per tutta la comunità: creano benessere, danno lavoro e aiutano altre aziende a nascere e svilupparsi sulla loro scia.
L’imprenditoria incentiva l’imprenditoria: quando acquistate da un’azienda locale, i vostri soldi restano nella comunità e aiutano l’economia reale. Questo si chiama effetto moltiplicatore.

Ad esempio, il titolare di un ristorante acquista ingredienti a km zero, si avvale di un intermediario in loco per sottoscrivere una polizza assicurativa e assume un’agenzia locale per farsi pubblicità… si costruiscono sinergie che creano benessere e aiutano la comunità a prosperare.
Noi, come consumatori, possiamo assicurare un futuro a questi commercianti, aiutandoli a restare a galla durante la crisi.
Ora più che mai, abbiamo una scelta. Acquistare e vendere oggi è anche un modo di esprimersi.
Questa potrebbe anche essere una sorta di ripartenza e di possibile rilancio per le piccole attività, ricordatevi che siamo “ noi” che creiamo il mercato, con le nostre scelte e le nostre priorità, siamo noi le basi dell’economia, noi che acquistiamo.

Ora più che mai, siamo chiamati a fare la nostra parte per sostenere le nostre imprese e salvaguardare il motore produttivo dell’Italia.
Le piccole attività garantiscono un percorso più breve dal produttore al consumatore e ciò significa più trasparenza nella qualità e nell’origine dei prodotti che acquista. Le piccole imprese, in molti casi, producono in prima persona i prodotti che vendono, oppure rivendono prodotti di marchi indipendenti, che producono in modo etico e scelgono fornitori locali.
Secondo me acquistare nelle piccole boutique aumenta anche la qualità del nostro shopping e ci permette di fare acquisti più consapevoli per molti motivi:
– Per acquistare qualcosa di unico o selezionato con cura.
Parliamo di moda? Cerchi qualcosa di bello, di marchi emergenti o provenienti da produzioni artigianali? Per evitare il mainstream occorre rivolgersi ai piccoli negozi, per trovare Brand originali o provenienti da produzioni artigianali, dalla pelletteria, dal tessile tutti settori identificativi dell’eleganza genuinamente italiana. Molti negozianti fanno gli acquisti “pensando” e “ ricordando” i desideri dei loro clienti, il rapporto è tra persona e persona.
– Per essere accompagnati da competenza:
Mi sto riferendo non solo all’accortezza nella selezione delle marche e prodotti ma anche di autorevolezza di chi ha il mestiere nelle mani, di anni vissuti fra tessuti, gioielli, vini o formaggi e che diventa il miglior Personal Shopper dei propri clienti
– Per fare ogni giorno una scelta etica
Acquistare è una forma di democrazia e l’espressione di una visione del futuro. Spendere ora significa sostenere un cambiamento che porta benessere a tutti, all’economia come alle persone.
Magari pagherete un po’ di più per questi prodotti rispetto alle grandi catene; ma ricordate, state pagando qualcosa che alla fine tornerà nelle vostre tasche sotto forma di sviluppo economico locale.

VeryCris

3 Aprile 2018

Ciabattine flat …

Si respira la Cote d’Azur, con i piedi per terra…

“Sulla bella costa della riviera francese, a mezza strada tra Marsiglia e il confine italiano, sorge un albergo rosa, grande e orgoglioso. Palme deferenti ne rinfrescano la facciata rosata, e davanti a esso si stende una breve spiaggia abbagliante.
(Incipit “Tenera è la notte” – Francis Scott Fitzgerald)

Ciabattine VeryCris

Bisogna cedere, almeno una volta alle tentazioni della Côte d’Azur, meta di artisti, negli anni ’60 e destinazione di amanti dello stile da riviera chic, pronti a scoprire i riti dell’estate, abbagliati dalla calda luce del mediterraneo.
Il brand VeryCris lancia una linea di iconiche ciabattine flat che traggono ispirazione dalla seducente allure anni ’60: dalla verve di Brigitte Bardot all’eleganza sbarazzina di Audrey Hepburn.
Raffinate e allo stesso tempo semplici e charmant, mai come ora hanno il loro fascino.
Ogni modello è corredato dalla sua shopping-bag personalizzata con lo stesso tessuto.
Eleganti, comode, versatili, super femminili sono pensate per abbinarsi in totale libertà a qualsiasi look cittadino, etnico o da riviera, secondo lo spirito romantico e seventies in linea con lo stile degli abiti VeryCris.
La realizzazione con materie prime di altissima qualità e un handmade rigorosamente Made in Italy, limited edition, rendono questa iconica ciabattina flat assolutamente etica.
Una collezione fatta di righe, fantasie pop e minioptical tanto amate dalle star di un tempo, di lino e seta in stile casual-hippie.
It-shoes del momento, il sandalo basso sarà il passepartout della vostra estate 2018 e anche quello del ritorno al glamour, ora dovete scegliere il vostro preferito tra i modelli in edizione limitata VeryCris Collection.
Ciabattine VeryCris
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Per acquistarle scrivete a cris@fashionblognotes.com , riceverete tutti i dettagli per scegliere il numero giusto per voi e vi saranno spedite in pochi giorni.
Oppure seguitemi per conoscere i trunk show e gli eventi esclusivi in programma.

Cris

29 Gennaio 2018

Sei chic ?

La moda è fatta di aggettivi dal potere evocativo che materializzano un’idea, cioè che raccontano in poche sillabe concetti complessi che rimandano ad un immaginario preciso.

E’ noto che la relazione fra le lingue più diverse ha sempre caratterizzato il codice di sarti, artigiani tessitori, modiste, ricamatrici già dai tempi passati e che quindi le incursioni straniere sono facilmente entrate a far parte del linguaggio universale della moda e quindi anche di quello comune.
Ci sono termini coniati dalle passerelle più esclusive, presi in prestito da mondo dell’arte, da personaggi che hanno creato delle vere e proprie rivoluzioni di stile e altri più storici ci raccontano la storia del costume ci parlano di corti e di salotti.
Presa da un impulso di curiosità ho deciso di andare a recuperare il punto di inizio, la sorgente di alcuni aggettivi esterofili ormai di uso quotidiano.
Siete pronte? Let’s go!
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Chic, sinonimo di un’eleganza raffinata, pur avendo un non so che di vintage, si dimostra ancora molto vitale e apprezzato nel gergo usuale.
Non è ben chiara l’origine della parola francese, alcune fonti sostengono che derivi dal tedesco schick e che poi i francesi abbiano cominciato ad usarla (scrivendola chique) per identificare la disinvoltura, il savoir faire ed infine l’eleganza.
Il Larousse dei primi del ‘900 indica però un’altra ipotesi, tutta francese che farebbe risalire l’origine della parola, ai tempi di Luigi XIII ( inizi del ‘600) quando a corte per definire un uomo molto abile a destreggiarsi con la legge, si usava chic come diminutivo dalla parola chicane che aveva il significato di cavillo, passaggio a zigzag.
Nel tempo chic ha mutato significato ed è con quello di eleganza che è approdata in Italia.
Deve essere stato con la Belle Époque che le signore imbevute di cultura francese, indispensabile nella buona società, hanno cominciato ad usarla per definire uno stile ed un gusto inconfondibile. La cultura francese ha dominato la buona borghesia italiana fino alla seconda guerra mondiale.
Ma l’aggettivo chic nasconde in sé un mondo fatto anche di immagini che evocano immediatamente due icone come Coco Chanel e Audrey Hepburn.
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Che cosa ha reso innegabilmente Chic queste due donne?
Non solo e non necessariamente la bellezza, l’eleganza chic ha dei codici tutti suoi che includono: l’atteggiamento, il portamento , l’equilibrio tra classico e originale, la finezza e la misura.
Essere chic è quindi una dote innata?
Forse si, è una predisposizione dell’animo e non è legata al capo di vestiario, ma a come si indossa la vita.

Cris (VeryCris)

19 Gennaio 2018

Azzeline Alaïa … il rivoluzionario della moda

Azzeline Alaïa, stilista francese di origine tunisina, minuscolo come lo spiritello della lampada di Aladino è annoverato tra i
“ Grandi” che hanno fatto la storia della moda.

azzeline-alaiaApprodato a Parigi nel 1957 come apprendista scultore, è diventato negli anni ’80, un grande della moda e pur restando un infaticabile artigiano ha lasciato un segno inconfondibile.
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Dalla passione per la scultura gli deriva il senso tridimensionale dell’abito che molto spesso esalta la schiena e il fondoschiena che considerava il centro della seduzione femminile.
azzeline-alaia
Da abile artigiano, era noto per la progettazione direttamente sul corpo o sul manichino piuttosto che sul tavolo da disegno.
azzeline-alaia
l lavoro quotidiano di taglio e cucito, le lunghe sedute di prova con le prime esigentissime clienti, e muse da Cécile de Rothschild, Greta Garbo la poetessa Louise de Villemorin, lo introducono alla perfezione e alla sicurezza del mestiere.
Nel ’65 Alaïa pre il suo primo atelier che diventa meta di un pellegrinaggio cosmopolita sull’onda del passaparola più sofisticato.
Nel corso degli anni avvicina e conquista una clientela giovane a all’avanguardia con innovativi abiti fascianti di maglia, di pelle nera, giacche modellate dalle cinture lampo e guanti in cuoio borchiato e traforato.
azzeline-alaia
Nell’80 presenta la sua prima collezione, nell’82 la sfilata a New York gli apre le porte dell’America e del successo internazionale, ma malgrado la crescente notorietà, lo stilista franco-tunisino ha preferito rimanere appartato dal sistema della moda, dal mercato finanziario e dallo show business. Nel ’93 sceglie di rinunciare alle sfilate di presentazione delle collezioni, rifiutando che il suo mestiere fosse governato da scadenze industriali come la settimana della moda di Parigi. Ritornò solo due volte da allora: una volta a luglio 2011 e l’ultima volta a luglio 2017, quasi come a salutare.
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azzeline-alaia-ultima-sfilata
Rimase sempre fedele a se stesso, tagliando il tessuto e costruendo l’abito con ago e filo, la sua abilità artigianale era leggendaria.
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I modelli di Alaïa non sono mai stati visti come abiti che potessero andare fuori moda. Fino alla sua ultima collezione, la sua comprensione del design e dell’artigianato hanno reso ogni creazione un cimelio, un’opera unica.
Scrive Vogue: “Chiunque abbia mai comprato un pezzo vintage di Alaïa saprà che è immune dal sembrare mai vecchio. Pochi altri brand rimangono importanti oggi come lo erano tre decenni fa.

azzeline-alaia
azzeline-alaia-carla-sozzani
Tra i suoi contributi alla moda voglio anche sottolineare la creazione delle super modelle.
Sebbene sia spesso attribuito a Gianni Versace il merito di aver inventato la top model, Alaïa fu il primo. È stato in una delle sue intime ed esclusive sfilate a metà degli anni ’80 che il concetto è nato.
Fu definito anche rivoluzionario, perché lanciò le modelle di colore come Bethann Hardison, Veronica Webb e Naomi Campbell quando ancora nessuno lo stava facendo, modelle che per lui hanno significato tanto quanto gli abiti che ha fatto sfilare.
La top model Stephanie Seymour ha dichiarato:
“Il contributo di Azzeline all’industria della moda è enormemente ampio, per dirla semplicemente, ha compreso sia l’anima che l’anatomia delle donne di tutto il mondo.”

Cris (VeryCris)

1 Giugno 2017

oriental mood … VeryCris summer collection

“ L’oriental mood ” della collezione estate 2017, fatta solo di pezzi unici ed esclusivi, in uno stile “emozionale” e “solare”, da aperitivo in riva al mare, ma non solo.

 

I miei momenti di libera creazione hanno sempre un progetto, un visione nitida, le mani agevolmente seguono il filo dell’immaginazione.
Ogni collezione inizia da un processo creativo aperto, a cominciare dai materiali, rigorosamente pregiati e dal colore.oriental-mood-VeryCris-201
In un continuo sovrapporsi di capi delicati e seducenti, nascono oriental outfit ultra femminili che trasformano in chiave contemporanea le atmosfere da geisha.
Abiti fluttuanti in seta e velluto di seta, volumi fluidi, fantasie, stampe, sensuali trasparenze, svelano le linee del corpo.
I colori tenui e gli accostamenti in tinte pastello sono un inno alla freschezza, un invito ad emergere dal letargo invernale.
Tessuti stampati nelle tonalità dell’acqua si fondono con il rosa geisha, rosa fiore di ciliegio come a ricreare un onirico giardino orientale.oriental-mood-VeryCris-201
Il kimono conferisce un animo seducente e femminile, lo propongo in versione classica, lungo, in velluto di seta: uno splendido e pregiato tessuto chiffon lavorato con tecnica devorè, per creare disegni esclusivi, d’ispirazione orientale con effetto trasparenza.
Fresco, drappeggiante e lucente è l’ideale per le serate estive.mood
E’ Perfetto accostato ai pantaloni più sneakers o jeans più sandalo dal tacco altissimo, portato aperto al posto del blazer maschile o dello spolverino.
Non mancano le versioni in seta satin e in seta crepe double face…
Il segreto per indossarli, sta nella giusta dose di ingredienti orientali e occidentali.
La collezione è stata presentata il 30 maggio a Torino, nella splendida “Noemi Boutique Crocetta” dove è stato organizzato un raffinato Trunk Show che tra chiacchiere e fresche ciliege, ne ha decretato il successo.trunk show
Ringrazio tutte le splendide donne, clienti affezionate di Noemi, che hanno scelto i miei capi per la loro estate.trunk show
Ora il prossimo appuntamento sarà in Sardegna…presso il Maklas.
Lungo la spiaggia…passo dopo passo, secondo il frusciare di impalpabili sete , lo stile si tinge di nuance delicate…
Vi aspetto nel paradiso sardo.

Cris (VeryCris)

13 Febbraio 2017

Silk and colors … VeryCris

Superlight colori tenui, tessuti leggeri, silk chiffon

silk-print-VeryCris

La moda dell’aperitivo in riva al mare al tramonto è ormai consolidata, tanto quanto l’indecisione sul look perfetto per un drink in spiaggia.
Tra i trend vincenti il colore è l’elemento creativo fondamentale.
Si declina in tinte pastello, luminose e cangianti, stampe e fantasie.
Le tonalità dell’acqua si fondono con il rosa del tramonto e le sfumature solari che riflettono la luce in mille colori.
Abiti fluttuanti in seta, dai volumi fluidi, fantasie di colori e stampe, sensuali trasparenze svelano le linee del corpo.
Lussuosa e aristocratica la seta innalza subito lo standard dell’ outfit di cui è protagonista.
Da scegliere per la prossima estate soprattutto in tinte vivaci o da portare in combinazioni di sfumature rarefatte e sofisticate.

silk-print-VeryCris
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Silk and colors…Cruise Collection by VeryCris

VeryCris di Cristina Pedrotti

Seta Chiffon DHG
Photo Agnese Morganti