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Il terremoto Chanel

Amata e odiata, sfrontata per eccesso di timidezza, ribelle, anticonformista. Sempre pronta ad innamorarsi di uomini di ogni età, purché ricchissimi. Nulla la spaventa e non ha nulla da perdere.

Gabrielle Coco Chanel ora sa che è giunto il suo momento, è pronta per entrare nella leggenda.

Da poco superati i 30 anni, volto impassibile, si appresta ad uscire in passerella ad accogliere gli applausi della sua prima collezione.

Il pubblico è sotto choc, ma estasiato. E’ il 5 agosto 1916.

Tempo un anno e la stravagante e minuscola ragazza dagli occhi nerissimi sarà l’artefice della prima grande rivoluzione dello stile, passando alla storia come il “terremoto Chanel”.

Casacchine a tubo, cardigan dalla linea maschile, camicie con collo e polsini da uomo, gonne longuette a pieghe, pullover senza maniche e sopra ogni cosa, la sahariana.

Tacchi bassi, trucco pesante, una pioggia di collane, rigorosamente finte. Nasce la nuova intensa e stordente essenza N°5.

“Una donna non è mai elegante senza cappello. Io lo porto anche quando dormo”

E dal cappello inizia la sua nuova avventura. Piccole cloche leggere, baschi alla Raffaello.

Dal suo atelier Coco sembra dire:

la moda sono io”

Via le curve, mangiate di meno, via le stecche di balena, via le gonne lunghe e larghe, via gli chignon e i capelli lunghi”.

Si dice che il suo taglio alla garçonne se lo sia fatto una sera prima di andare all’Opera, in un moto di isteria, per rimediare alla bruciatura della chioma.

Ovviamente da scandalo, ma tutto è lecito.

Deve costruire il suo personaggio.

Ho inventato la mia vita perché non mi piaceva”

Coco detesta la menzogna, ma mente sempre. Agisce per sorprendere e per non annoiarsi, mitizza ogni sua piccola azione.

Trae ispirazione dalla sua personalità, basa il suo stile sul suo corpo, sulla sua diversità, sulla sua androginia. E’ audace, intensa, osserva tutto.

L’osservazione è la sua cultura.

Non ha gli strumenti per adeguarsi al mondo borghese, così lo attira a sé, al massimo della provocazione. Non vuole rispettare quel mondo ma adattarlo alla sua personalità e le piace il rischio.

“Le persone della società mi divertono più degli altri. Hanno arguzia, tatto, un’affascinante slealtà, una nonchalance ben educata e un’arroganza molto specifica”

Esercita il suo fascino su uomini e donne e ne diventa l’amante. Seduce Salvador Dalì solo per fare dispetto a Gala. A Picasso, ad una cena davanti a tutti, consiglia di smetterla di disegnare nasi storti e volti strabici.

Non capisco Pablo, perché tu abbia smesso di fare quei bei disegnini che facevi quando eri un morto di fame e le gambe per te erano gambe e gli occhi erano occhi”

Alloggiano tutti da lei: Cocteau, Diaghilev e Stravinsky che malgrado la moglie e 4 figli si innamora pazzamente di Gabrielle.

Ha innumerevoli liaisons sia con uomini che con donne.

Con il tenente Jacques Balsan, con il duca di Westminster, uno degli uomini più ricchi del mondo che però rifiuta di sposare.

Mio caro duca, di Signore di Westminster ce ne sono state tante. Di Coco Chanel ce n’è una sola. Perciò vi amo, ma non vi sposerò”

Con Boy Capel, miliardario inglese, vero amore della sua vita che le apre il primo atelier.

Vive un amore per Misia Sert, per Dimitri Romanov e per Erwin Rommel (quando non era ancora feldmaresciallo) ed ha una relazione con una spia del controspionaggio tedesco.

Accusata di collaborazionismo si salva grazie al suo amico Winston Churchill. Si ritira a Losanna fino al 1954.

Chanel risorge dalle sue ceneri.

Ha 71, anni Chanel torna in auge, riapre l’atelier di Rue Cambon che aveva liquidato nel ’38.

Fragile e sola, trova il coraggio e l’energia di reinventarsi solo per il gusto di contrastare Dior. Dichiara guerra ai look a trapezio e alle linee geometriche e trova una seconda giovinezza.

Ruba a Dior Marlene Dietrich, Jackie Kennedy e Katherine Hepburn, innamorate pazze dei suoi tailleaur.

E’ un trionfo!

Straordinaria artista, genio, “divina tiranna”, appassionata, collerica, seducente, icona indiscussa di questo secolo, semplicemente Mademoiselle Coco Chanel.

Cris…VeryCris

[Voti: 4   Media: 4.5/5]

Andrèe Putman un mito tra moda e design

Uno stile sicuro applicato a molteplici forme di linguaggio: giornalismo, moda, stilismo e una potente vocazione all’arredamento e alla progettazione che ha fatto di lei una figura di fama internazionale.

Andrèe Putman, designer parigina, donna bizzarra, chic e arredatrice d’interni. Essenziale ed eccentrica interprete della moda e dello stile, sottile e infallibile precorritrice di gusti.

UNA CULTURA ALL’INSEGNA DELL’ELEGANZA

Ha sempre avuto un rapporto disinvolto con la moda, una sorta di noncuranza, un atteggiamento ironico rispetto ai dettami dei trend in voga. Una donna estremamente raffinata ed elegante ma totalmente libera anche se in un contesto convenzionale. Ha sempre vissuto e vestito la sua idea estetica, è stata lei stessa protagonista della sua visione.

Si è sempre saputa vestire in maniera serenamente e consapevolmente eccentrica, senza tenere minimamente conto dei giudizi che avrebbe potuto generare. A Parigi fu una delle prime donne ad indossare i pantaloni e le giacche di foggia maschile.

Lo stesso Lagerfeld quando la vide la prima volta (negli anni ’60 ) definì il suo aspetto “chic e bizzarro”

MODA E ARREDAMENTO

Vissuta in un periodo nel quale habitat e moda erano considerati entrambi “fashionable”, ha sempre considerato questi due linguaggi parti di uno stesso universo: la definizione di design applicata alla personalità.

Ci si disegna anche scegliendo gli abiti del proprio armadio. Si definiscono secondo la propria estetica , proporzioni e forma, si stabiliscono abbinamenti e contrasti.

Si viene influenzati dalla qualità dei luoghi in cui si è vissuti.

Andrèe Putman ha vissuto i mesi estivi fino ai 21 anni in una proprietà di famiglia, un’abbazia romanica trasformata in abitazione. L’atmosfera austera, mistica e spoglia, legata ad un senso di atemporalità l’hanno senza dubbio influenzata oltre che nel design d’interni anche nel modo di vestire e di essere, costruendo il suo gusto estetico.

Capi di vestiario bianchi e neri come colori dominanti, con aggiunta dei grigi e dei sabbia. Un gusto particolare per le linee geometriche e i contrasti ritmici. Essenziale, ma non noiosa, rigorosa ma non seria, ha saputo imporre un’immagine estetica completamente soggettiva, sofisticata e libera.

Nel 1950 diventa giornalista di moda e design a Femina e successivamente a Elle, e dal 1958 al 1967 è direttrice artistica della catena di grandi magazzini Prisunic, dove recluta noti designer per la progettazione di accessori per la casa.

Andrée Putman non ha mai tenuto in mano una matita. Non è una designer, ma una direttrice artistica.

LE AFFINITA’ ELETTIVE

Nel 1965 Andrèe Putman conosce Karl Lagerfeld e si instaura tra loro immediatamente non solo una vera storia di amicizia, ma anche una sintonia estetica e professionale. Infatti lo stesso Lagerfeld le chiederà di arredare per lui degli spazi dandole piena libertà e fiducia.

Di amicizie nella moda Andrèe ne ha avute molte, ma la sua simpatia la rivolgeva a Thierry Mugler e ad Azzedine Alaïa con il quale ebbe un rapporto di amicizia molto intenso. Leggendaria organizzatrice di cene, è sempre stata “abitata dal cromosoma della festa e dell’accoglienza”

Oltre che essere una donna poliedrica e anticonformista amava ospitare e frequentare i salotti dei quali diventava il fulcro, proprio per il suo carisma e personalità, anche ironica.

Non è mai stata una donna “bella” secondo i criteri canonici ma ricca di charme e magnetismo. La sua silhouette, la sua acconciatura, le sue décolleté, i suoi accessori hanno partecipato alla costruzione di un personaggio fenomenale, trasformato in un vero mostro sacro dalle virtù assortite e prodigiose.

Giornalista di moda, promoter di giovani talenti dello stilismo degli anni settanta, poi interprete rigorosa e geometrica dell’arredamento degli anni ottanta, la Putman ha imposto il suo gusto e la sua estetica rarefatta e atemporale.

La sua opera non è solo da ricercare nella costruzione dei suoi prestigiosi hotel o appartamenti, quanto nella sua personalità che oscilla tra complessità e stravaganza, tra raffinatezza e umorismo. Il suo carattere e la sua immensa capacità di trasformare la sua visione estetica in oggetti concreti, in opere raffinate di cui l’eleganza è a sua immagine, l’hanno trasformata in mito ed icona.

“Non c’è una formula per unire le cose. Ma devi essere sincero. E se lo sei, per quanto possa sembrare strano, sarà un successo.”

Andrée Putman

Cris…VeryCris

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[Voti: 5   Media: 5/5]

Illustrazione & moda…giovani talenti

Le illustrazioni creano suggestioni rappresentando la moda, gli stili, le tendenze, descrivono stoffe e tagli…ci vuole talento!

Disegnare, dipingere, cancellare, colorare sono azioni molto umane anche se con l’ausilio di dispositivi digitali.

Il disegno, come la narrazione è un linguaggio universale una forma di espressione che fa parte della natura umana fin dagli arbori.

In questo periodo di isolamento forzato, tutto ciò che riporta direttamente all’umano, come il lavoro manuale e l’arte, offre una percezione di affinità e vicinanza.

Illustrare significa illuminare, rendere chiaro, splendente come una porta spalancata sull’immaginario in diretto contatto con il “sentire”.

L’illustrazione è una narrazione intuitiva, coinvolgente, trasversale arriva anche ad un pubblico non specializzato.

Ma come si può comunicare un abito con la sola illustrazione?

L’illustratore è chiamato a concettualizzare e sintetizzare l’immaginario per professione. Non solo esprime un concetto, un abito, ma anche l’anima di chi l’ha concepito e realizzato.

Con l’evoluzione della comunicazione legata anche alle tecnologie nonché ai canali social, il linguaggio grafico e rappresentativo ha assunto una rinnovata centralità.

Ancora e oggi più che mai conquista brand e maison per campagne pubblicitarie e copertine dei fashion magazine nazionali e internazionali come Vogue, Harper’s Bazaar, D repubblica, IO donna, Elle, Marie Caire…

Il numero di gennaio di Vogue Italia è stato il primo nella storia della rivista a presentare illustrazioni al posto di fotografie per dimostrare che è possibile rappresentare gli abiti senza fotografarli (in realtà dando anche una motivazione eco-sostenibile di cui vorrei parlare magari in un prossimo articolo).

Ed è stato un successo strepitoso, un tripudio di colori e immagini. L’esplosione di nuovi concetti illustrativi, di nuovi e giovani talenti artistici ed io ne sono stata completamente catturata.

L’illustrazione ha da sempre accompagnato la mia vita e lo fa tuttora.

Chi lavora con le immagini raccoglie ovunque un’infinità di stimoli e contaminazioni. Questo mix di influenze e “mani” creano modi di illustrare innovativi, personali, stili e soluzioni ancora in crescita o trasformazione, tratti infantili o futuristici.

Immagini filtrate attraverso una visione individuale e molto personale tipiche dell’arte.

Personalmente amo le illustrazioni d’impatto, quelle dall’aria incompleta, imperfetta, le caratterizzazioni del tratto e del disegno e ovviamente i colori e le tecniche pittoriche siano esse manuali o digitali.

Insomma adoro la follia la personalità e lo spazio libero lasciato anche a chi osserva.

Non esistono scenografie, luoghi esotici o ritocchi fotografici che possano competere con una visione artistica individuale e personale.

Stimolata dalle copertine di Vogue e poiché Instagram è il mezzo preferito dalla maggior parte dei giovani artisti per mettere in mostra la propria creatività, mi sono fatta un bel giretto tra #hastag e quant’altro per fare una personale ricerca di illustratori emergenti.

Mi è piaciuto moltissimo quello che ho visto e per questo lo voglio condividere con voi.

Giulia Sollai
Giulia Sollai
Giulia Sollai
Carlo Duina
Carlo Duina
Carlo Duina
Irene Ghillani
Irene Ghillani
Irene Ghillani
Karolina Pawelczyk
Karolina-Pawelczyk
Karolina-Pawelczyk
Yuliya-Yg
Yuliya-Yg
Didier Falzone
Didier Falzone
Didier Falzone
Rosalba Cafforio
Rosalba Cafforio
Rosalba Cafforio
Evgeniya Manko
Evgeniya Manko
Evgeniya Manko
Aire
Aire
Aire
Emanuela Carnevale
Emanuela Carnevale
Emanuela Carnevale
Marialaura Fedi
Marialaura Fedi
Marialaura Fedi
Cecilia Castelli
Cecilia Castelli
Cecilia Castelli
Jessica Durrant
Jessica Durrant
Benedikte Klüver
Benedikte Klüver
Benedikte Klüver

Spero che la mia selezione vi sia piaciuta.

Se vi siete divertite e volete continuare ad approfondire l’argomento, cliccate il link di un mio altro articolo del 2014 Fascinazioni illustrate,

ma ricordatevi di mettere le stelline!

A presto !

Cris…VeryCris

[Voti: 5   Media: 5/5]

Pantaloni stile smart…working

Adoro i pantaloni comfy, li trovo dotati di quella femminilità non provocatoria che amo, un po’ lounge un po’ utility ma senza rinunciare allo stile.

Dopo mesi passati a lavorare tra le mura di casa è ormai ufficiale: la “nuova normalità” richiede degli outfit confortevoli.

Pantaloni stile casual/elegante ampi, oversize, morbidi dai tessuti scivolati che liberano le gambe dalle costrizioni dei modelli slim fit e skinny.

Saranno il passepartout della quotidianità della primavera estate sia per il lavoro che per il tempo libero.

Mixati nel modo giusto, anche i pantaloni sportivi diventano un grande alleato in fatto di look, comodi ma anche femminili. In tessuti naturali e fluidi d’ispirazione anni ’90 che strizzano l’occhio alla contemporaneità.

Con pinces, cargo, pajamas, baggy, dalle linee morbide, a palazzo o balloon, con vita alta. Facciamoci un’idea, guardando le proposte delle collezioni estate 2021.

Ho selezionato per voi anche designer e brand emergenti, diciamo non solo i soliti noti.

Pantaloni baggy

Entrati a far parte del guardaroba femminile grazie al cinema e per la precisione grazie a Katherine Hepburn che ne ha fatto la sua divisa. Dal taglio maschile e sartoriale, vengono addolciti dalla scelta del tessuto che deve essere morbido e scivolato. quando il pantalone tende alla morbidezza, il top deve invece mantenersi più attillato, per avere un’allure sempre femminile. Ideali da portare con t-shirt o camicie aderenti, con le sneakers o scarpe basse e perché no anche con sandali flat.

Pantaloni con pinces

Morbidi a gamba larga, la resa finale dipende molto dal tessuto. Ideali in lino, in cotone leggero ma bellissimi anche in tessuti cangianti e morbidi che drappeggiano sulla silhouette appoggiandosi ai fianchi. Rigorosamente a vita alta.

Pantaloni morbidi dai tessuti eleganti
Jeans largo

Pantaloni con coulisse

Comodi da indossare. I pantaloni con coulisse sono l’essenza dello stile comodo. Grazie a quel dettaglio che scorre e stringe per adattarsi al corpo. L’importante è cercare modelli dai tessuti e colori originali e leggeri sia in tinta unita che in fantasia.

Pantaloni a zampa d’elefante

Dai tessuti morbidi, scivolosi, ideali di jersey per cadere dolcemente lungo le gambe e creare silhouette slanciate.

Pantaloni cargo
Pantaloni larghi e fluidi, proposti nelle fantasie esotiche
Pantaloni tipo tuta
Pantaloni baggy
Pantaloni alla caviglia
Completo monocromatico

Comodi e versatili al punto giusto, questi modelli declinati in materiali femminili e preziosi saranno il top della nuova stagione.

Non avete che l’imbarazzo della scelta…

Cris…VeryCris

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Se volete visitare il mio SHOP cliccate QUI

[Voti: 5   Media: 5/5]

Un trench è per sempre

Vista la stagione oggi vi parlo del trench, il capo più cinematografico che esista.

Il trench coat, letteralmente “cappotto da trincea”, nasce come capospalla militare maschile nel 1856.

Molti brand ne reclamano la paternità come Mackintosh, Burberry e Aquascutum e senza entrare nel merito e nella polemica, direi senza dubbio che il più famoso e iconico è il Burberry.

Dici Burberry e pensi immediatamente al trench, color kaki, a doppio petto con la cintura e la fodera interna tartan, questa è la realtà.

Malgrado la sua origine tutt’altro che glamour, attraverso le storie e le epoche, ha vestito generazioni di uomini fino ad entrare nell’immaginario collettivo come capo iconico dal fascino noir. Pensiamo a Humphrey Bogart, Peter Sellers, il tenente Colombo e il tenente Sheridan. Tutti personaggi la cui immagine è indissolubilmente legata al trench.

Negli anni ’60 è stato Yves Saint Laurent a lanciarlo sulle passerelle parigine in una versione femminile, raffinata e irrinunciabile.

Trench YSL

Portando così un capo, geneticamente britannico, allo status di tendenza dominante dello stile francese e ancora oggi conosciuto come un punto fermo di tutte le parigine alla moda.

Il trench, chic nelle sue linee pulite, semplice e disinvolto, con il suo colore tenue si coordina armoniosamente con la tavolozza dei colori parigini.

Fu amatissimo dalle grandi star del glamour come Brigitte Bardot, Audrey Hepburn, Principessa Diana, Jacqueline Kennedy, Marlene Dietrich, Jane Birkin, Kate Middleton, Emma Watson…e una lista infinita di altre bellissime donne.

Brigitte Bardot & Kate Moss
Marlene Dietrich
Meryl Streep – Catherine Deneuve – Marilyn Monroe
Sophia Loren & Monica Vitti
A colazione da Tiffany
Jacqueline Kennedy – Jane Birkin – Faye Dunaway
la nostra Franca Sozzani

Il trench è ancora oggi simbolo di stile classico ed eleganza e quindi come simbolo sottostà a delle regole precise.

Quali sono le caratteristiche che definiscono il trench?

Per essere veramente alla moda con il trench bisogna averlo traditional e giocare con gli accessori e gli abbinamenti.

Premetto che mi piacciono molto le innovazioni e le ispirazioni che vengono dalla storia del costume. Ma per quanto riguarda il trench, proprio perché capo iconico, lo preferisco decisamente il più possibile aderente all’originale.

Un trench ‘puro’ si distingue per alcuni dettagli, che in origine avevano anche funzioni ben precise.

Il tessuto principalmente era gabardine di cotone, con tessitura molto compatta che la rendeva idrorepellente e antivento.

Il colore tipico, il kaki , adatto a tutti e perfetto per il giorno.

Il modello originale è “doppio petto”, studiato appositamente per proteggere dal vento.

Le tasche oblique, ideali in guerra per contenere oggetti e per noi comodissime e femminili.

La fodera è in tartan per non farci dimenticare la provenienza britannica e poi diciamocelo dona un tocco di frivolezza.

Revers e colli pronunciati

La cintura che si può allacciare o no, poi vedremo come, deve esserci e anche la fibbia che però noi non useremo. In origine, aveva anelli in ottone per appendervi accessori.

E detto tra noi la cintura è fondamentale per segnare il punto vita e quindi donare femminilità, va quindi stretta bene intorno ai fianchi, con chiusura mai centrale, come le brave bambine, ma sempre verso il fianco sinistro. Quando il trench è aperto, la cintura va legata dietro la schiena con un nodo.

Altri elementi distintivi sono le maniche con taglio raglan che consentiva ampi movimenti delle braccia senza costringere, la mantellina posteriore, le spallette militari che davano la possibilità di apporre le mostrine militari, e lo spacco dietro per agevolare i movimenti.

ll trench perfetto arriva qualche centimetro oltre il ginocchio.

Oltre al modello classico, esistono altre lunghezze: la prima cortissima, praticamente una giacca, la seconda con lunghezza a metà coscia. la terza che arriva alle caviglie.

Vi voglio dare degli spunti per la scelta dei modelli prendendo come riferimento l’archivio di Burberry e che possiamo considerare riferimento anche per gli altri marchi.

CHELSEA dal taglio slim, sfiancato, decisamente più avvolgente e femminile. Spalle strette e vita aderente.

KENSINGTON il classico dei classici, quello iconico.

CHELSEA

SANDRINGHAM dal taglio sartoriale con busto più aderente.

SANDRINGHAM

ISLINGTON classico trench reinterpretato con una silhouette aderente e un taglio leggermente più corto.

WESTMINSTER modello classico con un taglio più morbido e maschile

ISLINGTON & WESTMINSTER

WATERLOO dalle linee più allungate e dalla vestibilità comoda. Pensato per un look a strati e per essere abbinato a capi sartoriali.

WATERLOO

PIMLICO linea dritta, monopetto con dettagli minimalisti e una silhouette lineare.

PIMLICO
Abbinamenti

È molto facile apparire alla moda con un trench. Può essere indossato con qualsiasi vestito, jeans e gonne, e pantaloni morbidi o dritti. Io personalmente giocherei molto con gli accessori, come per esempio sostituire la cinta con un foulard.

Vi lascio alcuni spunti di street style per i vostri outfit.

Aggiungi un trench all’elenco dei capi basici del tuo guardaroba.

Cris…VeryCris

Date un’occhiata alle offerte del mio SHOP ,

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[Voti: 7   Media: 4.3/5]

Ispirazione senza tempo 1968 – Betty, Loulou & Yves

L’ispirazione è energia, è la sensazione che un’idea sia possibile.

“ Tutto ciò che vive crea un’atmosfera intorno a sé, l’artista è quell’anima eletta capace di coglierla.” (Goethe)

La musa è colei che crea l’atmosfera e per per un couturier che è l’anima eletta, coincide spesso con la modella, cioè con colei che oltre a stimolarlo, incarna la sua ispirazione, nel senso che la rende fisica.

E’ come se la musa fosse il punto di arrivo di un percorso creativo, mentre è ancora in atto. L’immagine concreta di un ideale mentre ancora lo si sta cercando, lo si sta immaginando. La musa è la creatura che genera il suo autore.

Yves Saint Laurent arrivò a dire che : “Una vera modella può anticipare la moda di dieci anni”.

Ed è proprio di Yves Saint Laurent che vi parlerò oggi.

Precursore di mode e modi, uomo dalla vita travagliata e complessa, dalla personalità caratterizzata da alternarsi incessante dello yin e dello yang.

Per YSL una sola musa non era sufficiente, la sua complessità, la sua visione della moda, aveva bisogno di due figure complementari e agli antipodi, per concretizzarsi. Una ha rappresentato il lato gioioso e la frenesia della creazione, la seconda il lato oscuro, notturno, destabilizzante del genio. Da un lato il femminile e dall’altro il maschile, come dicevamo lo yin e lo yang.

Loulou de la Falaise e Betty Catroux sono state entrambe muse indispensabili e rappresentative di uno stile che seppur personalissimo poteva vestire donne diversissime e uniche.

Sono state la boccata di futuro per YSL, da cui ha attinto la loro modernità per immaginare la donna che le altre donne avrebbero desiderato essere prima ancora di saperlo.

Queste due icone capaci di ispirare il lavoro di YSL per una volta e per tutta la vita, sono diventate, insieme al suo compagno e socio di sempre Pierre Bergé, la sua famiglia.

Una famiglia che ha inglobato tutti gli aspetti di sé stesso, quelli temuti, quelli desiderati e quelli a cui tendere, che poi hanno rappresentato la vera ispirazione.

Un mondo parallelo suggellato dall’arte, intriso di glamour e di amore.

La ricerca costante di un bilanciamento di contrasti interiori ed estetici, di un equilibrio creativo perfetto raggiunto attraverso le relazioni che si creano tra corpi e menti.

Yves Saint Laurent rispettava, amava e ammirava le donne, lo faceva con un sentimento pulito e gentile, espressione della sua indole e signorilità, mettendone sempre in risalto la bellezza.

Loulou de la Falaise, aristocratica hippy, diventò prestissimo un tassello fondamentale nell’immaginario creativo di Yves. Il suo bicchiere mezzo pieno, il suo angelo custode. La personificazione del glamour che dà corpo ai sogni del couturier.

Bella, solare, irriverente e assolutamente charmante. Il lato nomade di Yves.

Britannica e parigina allo stesso tempo, delicata ed elegante, aveva stile e giocava con le etichette. Instancabile lavoratrice, creativa di gioielli e accessori, amava la moda e aveva talento.

Stravagante e poetica Loulou aveva incontrato Yves nel 1968 durante una visita ad un comune amico. Aveva la passione per i colori, possedeva il dono dell’eccentricità e uno charme impalpabile e bohémien che fece innamorare istantaneamente Yves. Pochi anni dopo entrerà nella maison su richiesta dello stilista stesso e diventerà rapidamente una delle sue collaboratrici più fidate.

Gli darà un contributo significativo portandolo a riscoprire il colore, i mélanges e l’associazione dei contrasti. Resterà al suo fianco per 30 anni come musa e collaboratrice instancabile, creando gioielli e cappelli per la maison di haute couture, oltre che come amica, confidente e compagna di viaggi e di lunghi soggiorni a Marrakech.

Le muse, che siano la quintessenza della raffinatezza o anime inquiete e ribelli, hanno qualcosa da dire oltre che da mostrare e il loro fascino è ancora più importante della loro bellezza.

Yves Saint Laurent che fu un innovatore instancabile, costantemente votato a modernizzare l’immagine della donna fu sempre attratto dalla dualità tra maschile e femminile, elementi contrastanti solo all’apparenza che troveranno per lo stilista un equilibrio perfetto in Betty Catroux, da lui stesso definita “il suo alter ego femminile”, “la sua anima gemella”.

Si incontrarono nel 1967 al ritrovo di Parigi “The New Jimmy’s”, diventando immediatamente inseparabili, fu attrazione a prima vista.

Eccentrica e ribelle, unica ed enigmatica, altissima, biondissima dai lineamenti scarni (frutto di anni di anoressia) e l’aspetto androgino e simile a quello di Bowie.

Furono l‘ambiguità, la versatilità e la modernità di Betty le caratteristiche che la resero, agli occhi di Saint Laurent, la sua controparte, il suo alterego femminile.

Laurent e Catroux diventarono immediatamente inseparabili annegando le loro comuni malinconie in baldorie notturne. Eccentrica e ribelle, Betty ha sempre rifiutato i diktat della moda che le venivano imposti dall’esterno vestendo sempre una sorta di uniforme che non abbandonò mai.

Nel suo guardaroba solo maglie a collo alto, pantaloni a sigaretta neri, blazer neri, raramente abiti da sera, jeans e abiti dal taglio maschile. Immancabili gli occhiali da sole neri.

Per Laurent, che stava lavorando per sviluppare una nuova estetica che chiamava “maschile/femminile”, il loro rapporto fu anche fonte d’ispirazione per la creazione di blazer dal taglio maschile. La Catroux divenne immediatamente ciò che il designer chiamava “l’incarnazione del femminile ideale.”

“Tu rappresenti per me non solo amore ma l’eleganza unica”

(Lettera di Yves Saint Laurent a Betty Catroux)

Betty ha personificato, meglio di chiunque altra, l’affascinante enigma di Saint Laurent e delle sue lunghe silhouette, celebrate in tutto il mondo e immuni alle mode passeggere.

La Catroux si rifiuterà sempre di lavorare per lo stilista ma lo ispirerà per tutta la vita sia con il suo stile che come devota confidente e amica di scorribande notturne.

È stato un colpo di fulmine quando ci siamo incontrati e non ci siamo mai lasciati. Dopo di che abbiamo vissuto solo per divertimento, noi due contro il mondo. Odiavamo la vita normale!“

(Betty Catroux)

Lolou e Betty erano le migliori amiche del mondo, anche se erano l’opposto l’uno dell’altra e insieme a Yves hanno formato un trio inseparabile.

 Durante il giorno Yves lavorava con Loulou, che era sempre felice. E la sera mi chiamava: “Va tutto male, non ce la faccio più, la vita è terribile”. Io, rilanciavo: “Come hai ragione! Andiamo a perdere la testa per dimenticare questo incubo che è la vita”. Loulou era esattamente l’opposto, trovava sempre tutto meraviglioso. Lei era il nostro Prozac.

(Betty Catroux)

Questa relazione di profonda affinità elettiva e amore, durata più di 30 anni con le sue muse, è all’origine delle creazioni di Yves, che ha trovando l’armonia negli opposti.

Ha reso popolare il completo pantalone, il trench, la sahariana, la pelle, i codici maschili riletti al femminile ma ha anche creato romantiche fantasie sartoriali e abiti dalla femminilità estrema e dalla linea ultra femminile.

“La creatività si manifesta nell’interazione tra i pensieri di una persona e il dialogo con qualcuno che la capisca”

Anche nella vita Yves Saint Laurent fu creatore di armonia.

Buona moda a tutte!

Cris…VeryCris

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[Voti: 7   Media: 4.4/5]

Pierre Cardin

Pierre Cardin
Pierre Cardin ci ha lasciato…una bellissima eredità.

Anni prima della missione Apollo 11 e ben prima dell’uscita di “2001 Odissea nello spazio” di Stanley Kubrick , lo stilista Pierre Cardin, che nel 1950 fondò la sua etichetta omonima a Parigi, immaginava attivamente la vita sulla frontiera galattica. La sua moda dal mood stravagante ha dato contorni allo spirito culturale visivo e stilistico dell’era spaziale.

“Il mio capo preferito è quello che invento per una vita che ancora non esiste”, ha detto spesso, “il mondo di domani”.

Cardin ha reinventato la minigonna con silhouette geometriche affilate come rasoi, ornamenti grandi come gioielli, grandi cerniere e ritagli. Ha realizzato tute, merletti e tute di maglieria per qualsiasi genere. Materiali sintetici innovativi come acrilico, vinile, paillettes, lurex e metalli scintillanti spesso erano presenti nei suoi progetti. Ha lavorato con un materiale chiamato Dynel, un tessuto che poteva essere modellato a caldo in pieghe complesse, commercializzandone una versione con il nome Cardine. Progettista di completi, ha immaginato elmetti di vetro a cupola e cappelli architettonici in un colore a blocchi di colore. Ha prodotto abiti ultraterreni e ha catturato l’immaginazione del pubblico per un giorno in cui i viaggi nello spazio potrebbero essere all’ordine del giorno.

Pierre Cardin

Dall’abito a bolle al costume Mao, dalla moda cosmonauta alla moda unisex, all’abito modellato in fibre sintetiche. Pierre Cardin mostra un feroce appetito per la sperimentazione. Le sue forme costruiscono sagome geometriche basate su cerchi e triangoli; il loro volume scultoreo richiede che il corpo si adatti ad esso. Pioniere, Pierre Cardin ha portato l’arte di vivere giapponese a Parigi e l’ha portata in vita nelle sue collezioni. Un viaggio nei dintorni del 1960 in Giappone sarà decisivo per questo incontro con la cultura giapponese. Lì incontra Hiroko Matsumoto, una modella giapponese che lo accompagna a Parigi e diventerà la sua amante. Nella sua casa di moda, Mademoiselle Hiroko è stata la sua musa e la sua musa ispiratrice per quasi dieci anni.

L’innovazione era il suo mantra…

Pierre Cardin grazie per averci trasmesso il tuo immaginario !

Cris…VeryCris

[Voti: 2   Media: 5/5]

Intervista su @TravelUmbria

Intervista su @TravelUmbria, bellissima iniziativa che dà spazio alle eccellenze del territorio, sostenendo le piccole realtà.

Hanno dato vita alla rubrica delle eccellenze umbre: Made in Umbria. La trovate anche su Instagram! @Travelumbria

Made in Umbria, la rubrica delle eccellenze umbre, ci porta a fare la conoscenza della stilista che sta dietro al marchio VeryCris: Cristina Pedrotti.

Grazie di cuore, avete colto la mia filosofia !!

Cris … VeryCris

[Voti: 0   Media: 0/5]

Salopette mon amour !

Bentornata salopette!

Bentornata salopette!

Bentornata salopette, icona degli anni 90.

salopette

Negli anni ’90 la salopette diventa un capo insostituibile del guardaroba. Protagonista del tempo libero e simbolo di libertà, indossata ed esibita da Brigitte Bardot a Lady Diana. Capo preferito dalle icone di tutti i tempi dal fascino trasversale tanto nostalgico quanto easy, un look tra passato e presente.

Chi non ne ha posseduta almeno una nella sua adolescenza? “Se fosse per me indosserei sempre e solo la salopette” ha dichiarato Gwyneth Paltrow, una che di stile se ne intende. Siete d’accordo?

salopette

Capo unisex per eccellenza la salopette in versione femminile è tentatrice di indole e unica nella forma, un po’ come la camicia bianca da uomo. Scanzonata e provocatoria oggi come allora non può mancare nell’armadio. La mitica tuta con la pettorina è ancora must-have di tendenza e suggerisce libertà e voglia di vintage.

salopette street style

Capace di adattarsi ai tempi e fonte d’ispirazione personalizzata, la salopette cambia i connotati per adeguarsi ai gusti, la rivoluzione sta nei materiali e nel modo di indossarla.

E’ il velluto il look perfetto di questa stagione, sia millerighe per un look sportivo che liscio in versione elegante. La salopette in velluto racchiude da un lato atmosfere vagamente retrò e dall’altro richiama un’eleganza aristocratica senza tempo. Abbinare il velluto secondo le ultime tendenze è l’idea giusta per scaldare la stagione invernale con stile.

Per un look casual chic intramontabile, suggerisco la salopette color cachi da abbinare a magliette rigate, di qualsiasi colore sia scure che chiare, perché il cachi è un colore neutro che sta bene su tutto. E’ un modello dalla gamba morbida ma slanciata da indossare con il risvoltino alla caviglia e da abbinare alle sneackers come ad uno scarponcino o stivaletto stringato e perché no, ad una scarpa stile maschile con i lacci e calze corte fantasia. Qui la vedete abbinata ad un cappottino in lana tartan stile plaid, molto in tendenza.

salopette sportiva
salopette VeryCris dettagli

La salopette in velluto liscio blu, dalla linea affusolata slancia la figura e assottiglia le forme. Elegante e scanzonata allo stesso tempo è un capo versatile, perfetto sia di giorno che di sera, da indossare con magliette rigate per un tocco ironico, con camicie o dolcevita per un look più elegante. Scarpe a mocassino o stivaletto, l’importante è il risvoltino alla caviglia.

salopette velluto
salopette velluto dettagli

Salopette, charme e leggerezza…come non essere tentate !

Troverete i capi nel mio SHOP

@cris_verycris

Shoes @closet23shop

[Voti: 1   Media: 5/5]

Azzeline Alaïa … il rivoluzionario della moda

Azzeline Alaïa, stilista francese di origine tunisina, minuscolo come lo spiritello della lampada di Aladino è annoverato tra i
“ Grandi” che hanno fatto la storia della moda.

azzeline-alaiaApprodato a Parigi nel 1957 come apprendista scultore, è diventato negli anni ’80, un grande della moda e pur restando un infaticabile artigiano ha lasciato un segno inconfondibile.
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Dalla passione per la scultura gli deriva il senso tridimensionale dell’abito che molto spesso esalta la schiena e il fondoschiena che considerava il centro della seduzione femminile.
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Da abile artigiano, era noto per la progettazione direttamente sul corpo o sul manichino piuttosto che sul tavolo da disegno.
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ll lavoro quotidiano di taglio e cucito, le lunghe sedute di prova con le prime esigentissime clienti, e muse da Cécile de Rothschild, Greta Garbo la poetessa Louise de Villemorin, lo introducono alla perfezione e alla sicurezza del mestiere.
Nel ’65 Alaïa apre il suo primo atelier che diventa meta di un pellegrinaggio cosmopolita sull’onda del passaparola più sofisticato.
Nel corso degli anni avvicina e conquista una clientela giovane e all’avanguardia con innovativi abiti fascianti di maglia, di pelle nera, giacche modellate dalle cinture lampo e guanti in cuoio borchiato e traforato.
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Nell’80 presenta la sua prima collezione, nell’82 la sfilata a New York gli apre le porte dell’America e del successo internazionale, ma malgrado la crescente notorietà, lo stilista franco-tunisino ha preferito rimanere appartato dal sistema della moda, dal mercato finanziario e dallo show business. Nel ’93 sceglie di rinunciare alle sfilate di presentazione delle collezioni, rifiutando che il suo mestiere fosse governato da scadenze industriali come la settimana della moda di Parigi. Ritornò solo due volte da allora: una volta a luglio 2011 e l’ultima volta a luglio 2017, quasi come a salutare.
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Rimase sempre fedele a se stesso, tagliando il tessuto e costruendo l’abito con ago e filo, la sua abilità artigianale era leggendaria.
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I modelli di Alaïa non sono mai stati visti come abiti che potessero andare fuori moda. Fino alla sua ultima collezione, la sua comprensione del design e dell’artigianato hanno reso ogni creazione un cimelio, un’opera unica.
Scrive Vogue: “Chiunque abbia mai comprato un pezzo vintage di Alaïa saprà che è immune dal sembrare mai vecchio. Pochi altri brand rimangono importanti oggi come lo erano tre decenni fa.

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azzeline-alaia-carla-sozzani
Tra i suoi contributi alla moda voglio anche sottolineare la creazione delle super modelle.
Sebbene sia spesso attribuito a Gianni Versace il merito di aver inventato la top model, Alaïa fu il primo. È stato in una delle sue intime ed esclusive sfilate a metà degli anni ’80 che il concetto è nato.
Fu definito anche rivoluzionario, perché lanciò le modelle di colore come Bethann Hardison, Veronica Webb e Naomi Campbell quando ancora nessuno lo stava facendo, modelle che per lui hanno significato tanto quanto gli abiti che ha fatto sfilare.
La top model Stephanie Seymour ha dichiarato:
“Il contributo di Azzeline all’industria della moda è enormemente ampio, per dirla semplicemente, ha compreso sia l’anima che l’anatomia delle donne di tutto il mondo.”

Cris (VeryCris)

[Voti: 1   Media: 5/5]

Silk and colors … VeryCris

Superlight colori tenui, tessuti leggeri, silk chiffon

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La moda dell’aperitivo in riva al mare al tramonto è ormai consolidata, tanto quanto l’indecisione sul look perfetto per un drink in spiaggia.
Tra i trend vincenti il colore è l’elemento creativo fondamentale.
Si declina in tinte pastello, luminose e cangianti, stampe e fantasie.
Le tonalità dell’acqua si fondono con il rosa del tramonto e le sfumature solari che riflettono la luce in mille colori.
Abiti fluttuanti in seta, dai volumi fluidi, fantasie di colori e stampe, sensuali trasparenze svelano le linee del corpo.
Lussuosa e aristocratica la seta innalza subito lo standard dell’ outfit di cui è protagonista.
Da scegliere per la prossima estate soprattutto in tinte vivaci o da portare in combinazioni di sfumature rarefatte e sofisticate.

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Silk and colors…Cruise Collection by VeryCris

VeryCris di Cristina Pedrotti

Seta Chiffon DHG
Photo Agnese Morganti

[Voti: 1   Media: 5/5]

colori pastello … delicati e romantici

Il mondo della moda una volta ancora si sintonizza con il suo lato più soft.

I colori tenui e gli accostamenti in tinte pastello sono un inno alla freschezza, un invito ad emergere da una sorta di letargo invernale.
Sofisticati, femminili e delicati come i sogni: per outfit rarefatti, di grande appeal.
Lo stile si tinge di nuance delicate, colori gentili,  che addolciscono la primavera e si possono mescolare tra loro, come pescando da una busta di marshmallow.
colori pastello
colori pastello
I colori pastello preferiscono i materiali lievi, impalpabili e leggeri come la seta chiffon.
Nella moda, le tendenze passano e ritornano e, nel continuo gioco di rimandi tra passato e futuro, sono ritornati in voga i nastri.
In vita, attorno al collo, sugli accessori o dove si voglia, nastri di seta chiffon, per regalare alla prossima stagione un fresco e delicato tocco chic.
colori pastello
nastri-seta-chiffon-colori pastello
Protagonisti di tantissime passerelle, i nastrini e le collane da legare al collo, sono tornate a essere un vero feticcio per le più trendy.
E quindi,l’accessorio must have di stagione?
La collana di seta in tinte pastello, per uno stile contemporaneo tra l’hippie e il bon ton, VeryCris ovviamente…
collana-nastri-colori pastello-seta
collana-nastri-colori pastello-seta
collana-nastri-colori pastello-seta
Psssh…io le ho realizzate per il mio matrimonio e le ho regalate a tutte le invitate donne, le volete realizzare anche voi?
Nulla di più facile…cliccate sotto,  ma prima mettete un bel ” mi piace” all’articolo e condividetelo, grazie !
Tutorial

VeryCris di Cristina Pedrotti

Cruise Collection by VeryCris

Tessuti di Seta Chiffon DHG
http://www.dhgshop.it/

Photo Agnese Morganti
http://aggiemorganti.com/

[Voti: 0   Media: 0/5]

Brezza di seta … pensando all’estate

Impercettibile e delicata, simbolo di bellezza raffinata, in colore tenue e in tessuto morbido, come preferiva “ Madame Gres”.

Quanto mi piace il mio lavoro, lavorare la seta è piacevole quanto indossarla.
La percezione fisica di avere tra le mani e sul corpo un materiale prezioso e naturale, è carezza, leggerezza, lucentezza.
Sono sempre stata affascinata dalle sensazioni che questo tessuto sa donare…
I nastri di seta chiffon in tinte pastello, giocano nella brezza, con effetti di luce rinnovando l’effetto “ nude” in una versione delicata, luminosa, femminile e seducente.
Visioni eteree, quasi evanescenti, in veli impalpabili, sovrapposti: un vero inno alla moda che non ha paura di (s)coprire.
Esprimono una femminilità sensuale ma delicata, tanto pudica quanto maliziosa, che dona una silhouette di riconquistata naturalezza.
seta collection VeryCris
collezione seta VeryCris
collezione seta VeryCris
collezione seta VeryCris
collezione seta VeryCris
In un continuo sovrapporsi di capi delicati e seducenti, simili a sottovesti, nascono outfit ultrafemminili … I love seta.

VeryCris di Cristina Pedrotti

Cruise Collection by VeryCris
Tessuti di Seta Chiffon DHG
http://www.dhgshop.it/
Photo Agnese Morganti
http://aggiemorganti.com/
Photo Style MissMatch

[Voti: 0   Media: 0/5]

maxi pull o mini dress?

Con l’arrivo dell’inverno lo stile non va certo in letargo.

Il golf come punto di partenza, vestire mini passando attraverso il piacere del pull fuori misura è un must.
Il maglione oversized che si usa come mini dress, fa tendenza.

Malgrado il freddo pungente, è tempo di coprirsi di seduzione da valorizzare ed esibire: “Off-the-shoulder” sweater e gambe in evidenza.
La spalla scoperta è una mossa impertinente e vezzosa che evoca il candore della pelle: quando lo scollo scende, la seduzione sale, esaltando tutte le forme femminili, dalle più minute a quelle generose, rendendo il look sensuale ed inaspettato!
In filato pregiato e vaporoso che accarezza con il suo leggero tepore, il maglione o mini dress che si appoggia e scopre delicatamente l’omero, è il perfetto mix tra “daily & soirée”, un capo versatile in “parisienne style” che si potrà rendere elegante o casual con semplici tocchi.
maxi-abito-sweater-mini dress-verycris
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Io lo preferisco con gambe nude ed esibite, anche in inverno, ma se sei freddolosa, ti basterà aggiungere un paio di maliziose parigine per coprirti fino al ginocchio.
Anche l’abbinamento con leggings, pantaloni skinny o stivali cuissard, sarà davvero cool.

Per i capi della collezione VeryCris, scegli i tuoi modelli preferiti nella gallery e ricorda…
solo “pezzi unici” e irripetibili, come te…

For info: cris@fashionblognotes.com
Showroom e Shop: Passignano sul Trasimeno (PG)
Tel: 075827532

VeryCris di Cristina Pedrotti

Music video: Diego Ruvidotti – Very Cri’s Song (tema extract)
Photo contributor: @A. Mearini
Model: Alice Spaccini

[Voti: 0   Media: 0/5]

gilet…black* glam* rock*

Se hai uno spirito libero e grintoso, traducilo concretamente,
almeno nel look.

Hai mai pensato ad un maxi gilet, con una svolta di stile in chiave glam rock ?
Sei alla ricerca di un pezzo insolito e cool che sorprenda tutti?

Il maxi gilet firmato VeryCris: è estroverso, passionale, grintoso, iperfemminile e sempre elegante, da portare “all day and night long”.
In materiale pregiato e in lavorazione esclusiva e giant, per chi non ama le vie di mezzo è il capo giusto.
Il gilet può essere definito un accessorio?
Secondo me si, è il dettaglio, il particolare che rende interessante la silhouette femminile.
Il gilet lungo, un trend nato negli anni 70 è diventato, con un continua reinterpretazione in chiave moderna per renderlo più contemporaneo e “urban”, un prezioso alleato per ottenere look strepitosi.
Se decidete d’indossarlo, costruite la restante parte del look su di esso perché sarà protagonista indiscusso del vostro outfit.
Con un tubino classico o con pantaloni aderenti e stivali per esempio…

gilet giant-VeryCris
gilet giant-VeryCris
gilet giant-VeryCris
gilet giant-VeryCris

sarete sempre al top.
Solo …

VeryCris di Cristina Pedrotti

Per i capi della collezione VeryCris, scegli i tuoi modelli preferiti nella Gallery e ricorda…
solo “pezzi unici” e irripetibili, come te…

For info: cris@fashionblognotes.com
oppure chiamate: Showroom 075827532

Music Video: Diego Ruvidotti – Quiet Line_Dream Machine 4.et 2016
Photo contributor: @A. Mearini
Model: Alice Spaccini

[Voti: 0   Media: 0/5]

Tendenza gipsy … VeryCris style

Il cappotto “Crochet” gipsy style, versatile e femminile, è a pieno titolo tra gli stili cult di questa stagione.

Alle neo-romantiche a cui piacciono i look anni ’60 e ’70, quelli del periodo hippie, bohemienne, gipsy & chic, ho dedicato lo spolverino, che accarezza con grazia le forme, lungo fino alla caviglia, con le maniche a Kimono.
Un outfit accogliente e tattile, dall’anima vintage, che straripa di personalità, che vi farà sentire sempre protagoniste.
Da mixare in libertà, come capo moda, fruibile in diverse occasioni:
con il lungo abito stile gipsy percorso da fantasie, in tessuto pregiato, vintage di Armani che ne conferisce una esclusività particolare. Uno stile gipsy ma delux;
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oppure come evening coat, sopra un tubino elegante, per sdrammatizzare un outfit classico con un tocco di romantica originalità;
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con una mise da cavallerizza sexy, per le più audaci dal fisico mozzafiato…
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e per finire semplicemente con i vostri jeans preferiti…
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È il capo che riscalda le giornate e che ci accompagna in ogni occasione … per non passare inosservate.
Tutto e solo VeryCris… ovviamente!
For info: cris@fashionblognotes.com
Showroom : 075 827535

 

VeryCris di Cristina Pedrotti

Photo contributor: @A. Mearini
Model: Alice Spaccini

[Voti: 0   Media: 0/5]

total black * mini skirt

Il nero è ovunque protagonista.
È uno “state of mind” prima ancora di essere una scelta stilistica.

Elegante & sexy come soltanto “lui” riesce a esserlo, classico o trasgressivo, sofisticato o audace: in una parola, nero.
Vero e proprio evergreen, il total black è sempre di tendenza, si adatta dalle occasioni diurne più informali e a quelle notturne più eleganti.
Il colore non-colore più amato dalle donne ha tanti lati positivi, come una silhouette più slanciata, un effetto luminoso su ogni carnato e in base a materiali e agli abbinamenti può diventare sexy, minimal o romantico.
L’importante è non renderlo noioso e per dare un tocco di brio al mio black outfit ho scelto … la mini skirt in lana.

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La minigonna a frange è più versatile di quanto non sembri, una piccolo-grande trend che lascia le gambe al centro esatto della scena.
Ha un doppio plus, è sexy e movimenta con ironia anche i look più rigorosi, come una semplice camicia.
L’ondulato movimento e la calda leggerezza, ci fa riassaporare il glamour di mostrare le gambe, mantenendo il mood girly e brioso.

Ideale da indossare con uno stivaletto alla caviglia, potrà diventare “Cowboy style” con stivaletti dal mood texano.
Tutto VeryCris… ovviamente
For info: cris@fashionblognotes.com

VeryCris di Cristina Pedrotti

Photo contributor: @A. Mearini
Model: Alice Spaccini

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Poncho…some like it soft

Dettaglio hot per look creativi e frizzanti, da posare sulle spalle, come giusta alternativa alla stola e alla mantella.

verycris-winter-2016-poncho
Elemento jolly dell’abbigliamento a strati, il poncho “VeryCris reloaded”, è un soffice piacere da indossare in inverno.
Una corolla di pelliccia bianca che rompe gli schemi e da carattere al look, spezza e sdrammatizza, facile da abbinare, può rendere più casual o più elegante un outfit:
in questa versione VeryCris, cambia l’effetto complessivo del classico tubino contemporaneo.
verycris-poncho-2
verycris poncho

Ma il poncho Verycris si abbina praticamente a tutto dai jeans, al tailleur; dal vestito hippy al pantalone nero a sigaretta, ed è già mania!
Se sei una donna che sa giocare con se stessa, a cui piace sdrammatizzare uno stile severo, piacerà questa nuvola bianca, rivisitazione in stile diva, che sembra uscita da un fumetto anni Cinquanta.
Senza contare che il morbido e voluttuoso abbraccio sulla pelle ti fa sentire subito coccolata!
Stile a prova di freddo !!
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VeryCris di Cristina Pedrotti

Photo contributor: @A. Mearini
Model: Alice Spaccini

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Gonna a ruota …folies VeryCris

Reinterpretazione moderna de “ Moulin Rouge

Il rimando all’epoca del “french cancan” si materializza nella gonna a ruota, calda e leggera come un tulle, con lavorazione tricot, dove l’elemento “fur” riappare romanticamente elegante.
Ho rivisitato il sapore anni ’50 in chiave ironica per una femminilità giocosa e bon ton che è sinonimo di femminilità.
Il mio stile? Retrò, funny, rock e chic.gonna-a-ruota
La gonna a ruota ha un gusto raffinato, correlato ad un favoloso effetto Pin Up, che riporta subito alla memoria una tra le più grandi icone di questo decennio: Marilyn Monroe.
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La magia di una femminilità da sfoggiare mixata a biker jacket e tacchi alti, oppure …per un effetto charmant, con il top scollato…
E quali sono le scollature più seducenti? Quelle che lasciano scoperta la schiena ovviamente!
La schiena scoperta privilegia sempre un abito o una gonna sotto o sul ginocchio.
Scoprirsi, ma con discrezione!
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Una mise sofisticata con una lieve attitudine eccentrica, con il suo allure da ragazza chic della buona società francese, per rendere memorabile la vostra soirée.
Tutto VeryCris style…
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E’ arrivato il momento di partire per il primo round di shopping Natalizio e andare alla ricerca di pezzi unici con tutto il loro bagaglio di suggestioni e sfaccettature che vi renderanno vere protagoniste…

Per i capi della collezione VeryCris, scegli i tuoi modelli preferiti nella gallery e ricorda…
solo “pezzi unici” e irripetibili, come te…

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VeryCris di Cristina Pedrotti

Music video: Diego Ruvidotti – Very Cri’s Song (tema extract)
Photo contributor: @A. Mearini
Model: Alice Spaccini

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Pencil skirt in declinazione…VeryCris

Pensate che la gonna a tubo sia sinonimo di un outfit formale?
Ripensateci,  può essere molto sexy, girly e rock.

2016-verycris-winter- pencil skirt -w

La pencil skirt è stata inventata, negli anni Quaranta, dalla genialità di Christian Dior, è stato un capo che ha rivoluzionato il mondo della moda e continua ad essere un must have molto sensuale e femminile.

Trame lavorate dal sapore retrò, la mia rivisitazione minimal…ma non troppo.
Enfatizza la purezza delle forme, è un po’ vintage e un po’ rock ma non rinuncia alla seducente femminilità.
Stringe la vita con un po’ di malizia e scende vertiginosamente lungo la silhouette.
Casta nella sua lunghezza trova il suo lato più sensuale nel mood del vedo e non vedo, della lavorazione crochet, ispirazione degli anni ’70.
2016-verycris-winter- pencil skirt
2016-verycris-winter- pencil skirt
2016-verycris-winter- pencil skirt
Dotata di ricercatezza e glamour è ideale per sdrammatizzare una camicia classica, da indossare con una sottoveste o anche con dei fuseaux, scarponcini o stivaletto …
Che ne dite dell’allure sexy della pencil skirt?

Vi piace?
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VeryCris di Cristina Pedrotti

Photo contributor: @A. Mearini
Model: Alice Spaccini

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