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Women’s fashion

Le unghie accessori di stile per i vostri look

Al pari di borse, scarpe e gioielli, le unghie sono oggi accessori di stile capaci di completare ogni look.

Non più solo un modo per prendersi cura del proprio aspetto, ma anche espressione del proprio stile. Ogni donna sa che le mani ben curate sono il miglior biglietto da visita. Le unghie non sono più soltanto un dettaglio della mano, ma un particolare di moda, al pari di anelli, bracciali e orologi; qualcosa di sé e del proprio stile personale. Colore e design offrono un alfabeto di infinite combinazioni non immuni dalle tendenze.

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La collezione P/E 2022 di Burberry rivisita il suo iconico Trench

La collezione P/E 2022 di Burberry è una celebrazione delle fantasie più primordiali e sensuali, con un’enfasi giocosa su animali e mondo naturale.

La presentazione è stata svelata digitalmente ed è un evento certificato carbon neutral attraverso il Fondo di rigenerazione di Burberry, nello sforzo della casa di essere Climate Positive entro il 2040.

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Buon anno nuovo

Buon Anno Nuovo

Vorrei dire a tutti che il 2020 è stato un anno terribile… ma che se non cambiamo noi ce ne saranno un’infinità di altri anni terribili…compreso il 2021 quindi…

Auguro a tutta l’umanità di responsabilizzarsi rispetto agli eventi, di essere unita e solidale, di proteggere e rispettare la natura, di abbandonare e condannare tutti gli atteggiamenti che generano egoismo, avidità, soprusi, violenza sia verbale che fisica, di isolare gli sciacalli, approfittatori delle paure e debolezze altrui, di cercare di mettersi un po’ nei panni degli altri per quanto possibile prima di giudicare, di recuperare valori anche economico-finanziari alla portata d’uomo.

Il nostro Karma siamo noi e solo noi possiamo cambiarlo, voliamo un po’ più alti di così…

Buon anno nuovo a tutti !!!

Cris…VeryCris

Pierre Cardin

Pierre Cardin
Pierre Cardin ci ha lasciato…una bellissima eredità.

Anni prima della missione Apollo 11 e ben prima dell’uscita di “2001 Odissea nello spazio” di Stanley Kubrick , lo stilista Pierre Cardin, che nel 1950 fondò la sua etichetta omonima a Parigi, immaginava attivamente la vita sulla frontiera galattica. La sua moda dal mood stravagante ha dato contorni allo spirito culturale visivo e stilistico dell’era spaziale.

“Il mio capo preferito è quello che invento per una vita che ancora non esiste”, ha detto spesso, “il mondo di domani”.

Cardin ha reinventato la minigonna con silhouette geometriche affilate come rasoi, ornamenti grandi come gioielli, grandi cerniere e ritagli. Ha realizzato tute, merletti e tute di maglieria per qualsiasi genere. Materiali sintetici innovativi come acrilico, vinile, paillettes, lurex e metalli scintillanti spesso erano presenti nei suoi progetti. Ha lavorato con un materiale chiamato Dynel, un tessuto che poteva essere modellato a caldo in pieghe complesse, commercializzandone una versione con il nome Cardine. Progettista di completi, ha immaginato elmetti di vetro a cupola e cappelli architettonici in un colore a blocchi di colore. Ha prodotto abiti ultraterreni e ha catturato l’immaginazione del pubblico per un giorno in cui i viaggi nello spazio potrebbero essere all’ordine del giorno.

Pierre Cardin

Dall’abito a bolle al costume Mao, dalla moda cosmonauta alla moda unisex, all’abito modellato in fibre sintetiche. Pierre Cardin mostra un feroce appetito per la sperimentazione. Le sue forme costruiscono sagome geometriche basate su cerchi e triangoli; il loro volume scultoreo richiede che il corpo si adatti ad esso. Pioniere, Pierre Cardin ha portato l’arte di vivere giapponese a Parigi e l’ha portata in vita nelle sue collezioni. Un viaggio nei dintorni del 1960 in Giappone sarà decisivo per questo incontro con la cultura giapponese. Lì incontra Hiroko Matsumoto, una modella giapponese che lo accompagna a Parigi e diventerà la sua amante. Nella sua casa di moda, Mademoiselle Hiroko è stata la sua musa e la sua musa ispiratrice per quasi dieci anni.

L’innovazione era il suo mantra…

Pierre Cardin grazie per averci trasmesso il tuo immaginario !

Cris…VeryCris

Benedetta Barzini – timeless inspiration 1963

Benedetta Barzini: il fascino che resta immutato nel tempo.

Negli Anni Sessanta Diane Vreeland voleva modelle con personalità e cercava quella nuova bellezza a cui corrispondeva perfettamente l’italiana Benedetta Barzini dal volto irregolare e mediterraneo .Le fu presentata dall’italoamericana Consuelo O’Connell Crespi, all’epoca redattrice di moda, che la notò per strada.

Benedetta Barzini esordio con Diane Vreeland Vogue America

Benedetta debutta come modella nel 1963 a Roma per Vogue America ed entra così a far parte di quella costellazione di icone degli anni ’60.

Io non mi sono mai immedesimata nella follia del mestiere: perché, di follia, avevo la mia personale, che era anche più forte…Soffrivo di anoressia: ed è una malattia che ti tiene lontana dagli specchi, dal rivedere le tue fotografie, che ti fa scappare dal tuo corpo…”. ( B. B.)

Cominciò così, a vent’anni il suo esordio nella moda come modella. Benedetta pensò che sarebbe rimasta lontana dall’Italia solo qualche giorno, invece vi rimase per cinque anni. Gli obiettivi delle macchine fotografiche di Bert Stern, di Richard Avedon e di altri grandi fotografi, immortalarono quel suo particolare “volto” che metteva in evidenza una sofisticata interpretazione del look mediterraneo.

Barzini-Benedetta-1963-buccellati-collana
Benedetta-Barzini-in-Mila-Schon-Rome-1968
Benedetta-Barzini-Vogue-1965
Benedetta Barzini 1970 1965 con Moravia e Maraini

Benedetta Barzini la prima top model italiana degli anni ’60 è ancora bellissima, di una bellezza magnetica fatta di distanza, di quella distanza che crea appeal.

Mi è capitato di fare questo lavoro e mi ha insegnato tantissimo, ma all’epoca facevo quello che mi veniva richiesto e lo facevo al meglio. Non mi interessava il prodotto finito, mi interessava che chi lavorava con me mi dicesse: ‘abbiamo lavorato bene con lei, la richiamiamo’. Il risultato era il loro, non c’entravo io. Io facevo solo il mio lavoro” (Dall’intervista a Silvia Nucini su Vanity Fair )

Il suo lavoro lo ha fatto mantenendosi critica e distaccata, da intellettuale prestata all’immagine ed è in questa distanza che trapela il segreto del suo carisma.

Benedetta-Barzini-Vogue-1965-e-Sfilata-Marras

Il ritorno in Italia

Dopo 5 anni di vita da top model in America la Barzini tornò in Italia diventando una delle modelle predilette di Ugo Mulas, si dedicò poi alla famiglia, all’insegnamento sempre nel campo della moda e all’impegno politico. Negli anni 70 abbracciò da militante la causa femminista, diventando scrittrice e docente acuta e controcorrente di Antropologia della moda, in eterna lotta con un sistema che per lei significa sfruttamento del femminile.

Musa, modella, femminista, docente, giornalista, ribelle e anticonformista. Non si può definire Benedetta Barzini perché significherebbe inquadrarla in uno o più stereotipi che lei ha sempre rifiutato. Ma una cosa è certa, questa donna dalla personalità complessa e dall’intelligenza acuta ci ha regalato una delle conquiste che ha rivoluzionato il sistema moda, cioè che il fascino batte il tempo.

E’ il simbolo di un nuovo modo di vedere la moda, quello che va oltre l’idea che la bellezza debba per forza fondersi con la gioventù è una donna che non ha paura dell’età e del tempo.

Attualmente la Barzini è ancora modella, noi tutte, pensando a lei abbiamo bene impresse le immagini di una splendida donna orgogliosa delle sue rughe e senza trucco che sfila per i brand più prestigiosi come Armani, Gattinoni, Marras, Gucci…

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2012-Donna-Karan-Benedetta-Barzini
Benedetta-Barzini-per-Mila-Schön-Rocha-Anna-Molinari

Ogni volta che torna a sfilare o a posare per qualche fotografo, trionfante del rifiuto della chirurgia plastica e anche del trucco, tutti la guardano con ammirazione. Possiede tutt’ora un magnetismo che viene più dal pensiero che dal mestiere e l’innata capacità di riempire la scena:

“Da ragazza mi sono sempre detta: non lasciarti confondere da nulla”. ( B. Barzini)

Ha avuto ed ha ancora la capacità innata di nobilitare un abito, non solo attraverso la sua naturale eleganza, ma con l’intelligenza e la grazia che si rivelano attraverso la fierezza dello sguardo, la misura del movimento.

Ha dimostrato che non è la bellezza a contare, neanche nella moda, forse è la personalità, l’anima di una donna, ciò che resta dopo che la bellezza cambia o svanisce.

2017-Benedetta-Barzini-sfilata-Gregi-2012

Grazie a lei le donne ora, non sono più schiacciate sotto il peso di un’immagine di bellezza irraggiungibile, legata alla giovinezza e per questo è stata premiata per il suo impegno contro gli stereotipi femminili.

Stile ed eleganza sono attitudini che non svaniscono con il tempo, anzi, la consapevolezza e l’accettazione di sé esprimono la bellezza e la personalità.

Bene sarebbe ricercare una propria identità e difenderla senza timore riuscendo a non cadere nei clichè; è l’omologazione che va condannata! Non dobbiamo pensare sempre di essere costrette ad esibire la nostra bellezza e convincerci che non dobbiamo piacere continuamente.” ( Benedetta Barzini)

Rodo-campagna-2018-Benedetta-Barzini

Vorrei finire questo articolo riportando uno scritto di Antonio Marras a lei dedicato appoggiato sulle sedie della sala della sfilata a lei dedicata:

«Cara Benedetta è tanto che volevo scriverti, è tanto che volevo dedicarti una collezione, la cosa più preziosa che ho. Ho pensato a te nel scegliere tessuti e materiali, forme e volumi, ricami e intagli. È per te che ho scelto i colori». Si tratta di colori indefiniti e profondi, come rosa pallido, azzurro e amaranto; i colori dei quadri di pittori francesi dei primi del Settecento come Boucher e Watteau. «Ho pensato a te perché mi ricordi la Marchesa de Merteuil (la protagonista de Le relazioni pericolose di Pierre-Ambroise-François Choderlos de Laclos), libera dai cliche’ moralistici di una società che vive di apparenza. Perché sei unica e rigorosa e quindi puoi permetterti di essere cinica e sincera. E perché al contrario della Marchesa, hai vinto». (tratto da Il Corriere della sera)

Gucci, dopo aver reclutato Benedetta Barzini per la campagna Cruise 2020, ha chiamato la modella a posare anche per il lookbook della Pre-fall Donna 2020-21.

La musa rappresenta un punto d’arrivo ben superiore alla ’bellezza’ poiché non è legata alla temporalità della giovinezza.

Cris…VeryCris

Come un plaid…

Il motivo plaid, ha una storia lunghissima che, decennio dopo decennio si rafforza, è sempre uno degli stili più cool delle stagioni fredde.

La fantasia tartan o per l’appunto plaid è diventato emblema del guardaroba della donna contemporanea.

Trame scozzesi, fantasie a quadri, tessuti a quadretti, abiti in stile plaid, palette di colori caldi e avvolgenti che custodiscono secoli di storia e significati che vanno dalla tradizione alla ribellione dei movimenti degli anni ’70, reinterpretati nello stile eclettico, vera e propria ossessione di quest’anno.

street style

Fantasioso ma senza eccedere, di carattere ma sempre elegante, il motivo plaid piace a tutti perché è versatile: lo si può indossare su uno scamiciato a un evento o su una camicia a un concerto rock e risultare ugualmente impeccabili e credibili, senza scadere nella banalità.

Il tartan è rassicurante perché ciclico: ogni vent’anni ce lo troviamo nell’armadio sotto forma di gonna a pieghe, pantaloni, camicia, giacca, trench o cappotto. Ed è sempre attuale.

La fantasia plaid è tanto raffinata e classica sui capi strutturati di taglio sartoriale, quanto perfetta per lo stile di vita all’aria aperta, come le camicie, le giacche oversize e i cappotti.
È un pattern irrinunciabile dello stile preppy che ben si abbina ai maglioncini di cachemire e al velluto a coste ed è amato persino da chi preferisce un look più rock quando i quadretti vengono abbinati alla pelle, ai jeans skinny aderenti neri o grigi e ai capi dai tagli asimmetrici.

Se lo stile della fantasia tartan è molto versatile, lo saranno anche le scarpe da abbinare al look: a seconda del capo preferito si potranno indossare combat boots, stivaletti stringati, sandali col tacco grosso da portare sulle calze coprenti o calzetti molto di moda ora, stivali al ginocchio, mocassini e ballerine.

Sbirciate tra gli street style che ho scovato e scegliete il vostro capo preferito e l’abbinamento perfetto per il vostro mood.

cappotto plaid giallo Alexa Chung € 480,00
Cappotto plaid VeryCris € 120,00
Decoltè scozzesi Nicole Saldana Pumps Deborah €188,00
cappotto plaid mood VeryCris € 120,00
sabot tartan Manolo Blahnik € 650,00
Cappotto VeryCris plaid quadri grigio € 120,00
Pant tartan plaid blu VeryCris €80,00
mantella check plaid VeryCris € 90,00
ispirazione street style

Spero che le foto e i suggerimenti di acquisto vi siano stati di ispirazione

A presto…

Cris…VeryCris

Edie Sedgwick – timeless inspiration 1965

Cantami, oh musa…

Edie Sedgwick, palesemente bella e straordinariamente ricca, fu segnata da un’infanzia traumatica e dolorosa e dall’abuso di sostanze stupefacenti. Viso angelico e bellezza da copertina, grandi occhi da cerbiatto spaurito e fisico esile. Incarnazione dello stile Swinging Sixties, iconica e complicata “It girl” americana, salita alla ribalta come musa di Andy Warhol negli anni ’60, è ancora fonte di ispirazione per creatori di stile e d’immagine. Un esempio ne è la sfilata della primavera/estate 2013 di Marc Jacobs: in passerella modelle che indossavano magliette rigate e abiti dalle grafie pop. Lo sguardo, il trucco, le movenze esprimevano in modo innegabile da dove provenisse l’ispirazione: Edie.

Edie Sadgwick ispirazione sfilata Marc Jacobs 2013

Ci sono donne che possiedono quella scintilla di fascino indecifrabile, universale che fa scattare l’attrazione.

La breve, intensa, movimentata e tragica vita di Edie Sedgwick, la sua smagliante e rovinosa parabola attraverso l’America “che conta” degli anni Sessanta e della Pop Art, possiedono il carisma della leggenda. La sua immagine e la sua brevissima vita, contemporaneamente ricca di fascino ma anche inquietante e tragica è molto difficile da comprendere e anche da decifrare.

Per un brevissimo periodo, New York ha avuto una sua stella, una luminosissima cometa che per qualche mese ha oscurato tutto il resto.

Edie Sedgwick è stata mille cose in contraddizione fra loro: giovane ricca, biker, figura di spicco degli anni Sessanta, tossicodipendente, regina della scena gay, superstar del cinema underground, modella di Vogue, internata psichiatrica ma più di ogni altra cosa emanazione dell’immaginario artistico di Andy Warhol.

C’è qualcosa di importante in lei, nella parabola della sua vita, un mistero, delle domande che sono rimaste in sospeso e che non avranno mai risposta.

Quindi ho deciso che più che raccontare la sua turbolenta vita, preferisco che la sua immagine vi arrivi in modo molto personale, attraverso le voci delle persone che l’hanno conosciuta, frequentata, amata, odiata e che le sono state accanto per un periodo o per tutta la sua breve vita. Dai componenti della sua famiglia agli esponenti di quel mondo che tanto l’avevano affascinata.

Fu il produttore cinematografico Lester Persky ad organizzare l’incontro fra Andy ed Edie:

La sua bellezza era straordinaria. Era sempre circondata da quei mezzi personaggi un po’ falliti, ma lei aveva sempre un modo di atteggiarsi fantastico. E fu qui, a casa mia, davanti a questo tavolo di marmo, che li misi l’uno davanti all’altra. Ricordo che Andy tirò il fiato, fece gli occhi a palla, un suo atteggiamento tipico, ed esclamò: “Oh, ma è bel-liiss-simaa. Era rimasto proprio molto impressionato.”

Subito si instaurò tra loro una relazione simbiotica, tanto che lei si tagliò i capelli tingendoli di biondo perché si accordassero a quelli di Andy, insieme, lanciarono quello che è poi diventò il suo look iconico: sopracciglia accentuate, occhi marcati dall’eye-liner, orecchini fuori misura, mini-abiti a tubino indossati su spesse calze nere, minigonne vertiginose, vestiti ultra scollati e coat animalier.

Ebbe un ruolo fondamentale anche il Make-up, tutto concentrato sullo sguardo: occhi grandi e profondi marcati da righe nette di mascara, ciglia finte e sopracciglia folte e marcate. Ed eccoli lì dunque quei grandi occhi, un po’ da cerbiatta un po’ smarriti, aperti e curiosi verso il mondo.

Truman Capote a proposito di Edie:

È magnetica, eterea, smarrita e quando muove ogni parte del suo corpo staresti a guardarla per ore, con quegli occhioni intensi e scuri come due tazzine di caffè.”

Quello stile, così originale e lontano da ogni schema, entrò profondamente nell’immaginario collettivo di un’epoca. Un assistente di Andy Warhol ne fa questo sintetico ritratto:

“Indossa un cappello e una maglietta e fa tendenza. Edie è spontanea, vera, non è un’operazione di marketing è magnetismo puro.”

In quattro mesi, Andy ed Edie girano insieme undici film, il primo dei quali è Vinyl, una versione underground di Arancia Meccanica. Il critico d’arte René Ricard ricorda:

Edie e Andy! Dovevi vederli. Tutti e due vestiti allo stesso modo, maglietta dolce vita, T-shirt a righe. Andy indossava jeans di velluto nero, stivali a tacco alto: terribili, li odiavo. Quando li metteva non riusciva mai a stare in equilibrio, non riusciva mai a pettinarsi decentemente, poveretto. Edie si conciava in modo da somigliare a lui, ma l’effetto era tutto diverso! La T-shirt, le calze nere, gli orecchini lunghi; era di una bellezza sconvolgente.

Per il fotografo e pittore Robert Rauschenberg, Edie è così fresca e gradevole da mettere in risalto tutta la falsità che la circonda:

Mi sentivo sempre intimidito, imbarazzato, quando ero in sua presenza, perché lei era come l’arte. Intendo dire che era un oggetto creato con grande forza e grande efficacia.”

Edie

Naturalmente, tutto lo sfavillio di socialità e mondanità della vita newyorkese di Edie Sedgwick ha risvolti fatti di fitte ombre. È necessario rimanere fisicamente all’altezza del canone degli anni Sessanta, reggere tutte le feste, affrontare lo stress della competitività, essere sempre all’altezza degli standard sia intellettuali che mondani di Re Warhol. Il dirigente musicale americano Danny Fields ha dichiarato:

Le superstar erano una specie di forma precoce di movimento femminista. Erano brillanti, belle, aristocratiche ed indipendenti. Edie …e le altre. Erano quello che la Garbo e Bette Davis erano state negli anni Trenta. Le coccolavano tutti. Erano più in gamba di tutti gli uomini del giro. Tutti, dai ragazzini alle vecchie checche, si innamoravano di loro…proprio come le dive degli anni Trenta facevano innamorare gli uomini che le dirigevano, registi e produttori. Erano creature decisamente superiori e molto impegnate. Il genere di donne che tutti desiderano venerare. Vergini Marie, intendo. Ma erano anche persone molto distruttive: distruttive verso se stesse e gli altri. Cavalcavano l’uragano.”

Edie

Edie ha detto di se stessa:

Ero la Ragazza dell’Anno, la superstar e robaccia del genere. Facevo cose tipo…tutto quello che facevo veniva dal di dentro, immagino, era tutto motivato da disturbi psicologici. Trasformavo la mia faccia in una maschera perché non mi rendevo conto di essere bella, grazie a dio. Praticamente la distruggevo. Dovevo mettere ciglia finte nere e pesanti che sembravano ali di pipistrello, disegnarmi delle righe nere sotto gli occhi e raparmi i capelli, tagliarli e farmi le méches d’argento e bionde, tutte piccole manovre con cui reagivo alle cose che succedevano nella mia vita e che mi facevano stare male. Evadevo in un modo tutto fisico. E tutte queste cose le prendevano come una moda.”

A proposito del body nero Edie raccontò:

Quando ero con Andy . . .Ballavo jazz due volte al giorno . . . e sapevo che non avrei eccitato nessuno perciò ho indossato i miei body. . . e allora Vogue mi ha fotografato con i body e le t-shirts come se fosse una nuova moda.”

Il 26 novembre del 1965 Life scrive:

Questa ragazza dalla zazzeretta corta e dalle gambe eloquenti sta facendo per la calzamaglia nera più di quanto abbia fatto chiunque altro dai tempi di Amleto.”

Gloria Shiff editrice di Vogue durante una seduta fotografica, riconosce in Edie la sua gamma infinita di possibilità, la sua capacità di cambiare aspetto, la sua natura contraddittoria, che la fa passare dall’estrema esuberanza alla timidezza e ricorda:

Il viso di Edie non era una tela, era continuamente in movimento. Non si fermava mai…Sfoggiò tutta una gamma di atteggiamenti emotivi, come del resto è tipico di molte star. Adoravo il suo sorriso, quella sua aria da cerbiatto. La cosa stupefacente è che in quelle foto ha una faccia e un look assolutamente attuali, potrebbero comparire domani su qualsiasi rivista di moda. Non hanno data. (…) Fu una seduta incentrata sulla sua personalità: era una ragazza con della personalità. Non era per davvero una modella o una stella cinematografica: era una creatura del momento, una creatura incantevole, speciale.”

La giornalista e direttrice di Vogue America Diana Vreeland racconta:

Aveva un modo di camminare che sembrava un passo di danza; era così felice di essere al mondo. Una persona affascinante. Faceva pensare alla primavera, alla freschezza. Era pulita, trasparente, portava i capelli tirati indietro, quasi un’Alice nel Paese delle Meraviglie…Edie ballava divinamente, ed era l’unica cosa autentica in mezzo agli squali…Labbra di ciliegia e fossette nelle guance, nessuno poteva resistere al suo sorriso.”

Andava alla ricerca della vita, ma qualche volta la vita non arrivava abbastanza velocemente.”

Edie Sedgwick a proposito di Edie Sedgwick:

Ero un ottimo bersaglio per La Scena.”

Il regista Joel Schumacher racconta:

Dopo che ruppe con Andy e la cosa con Bob Dylan andò a monte, Edie voleva disperatamente fare la modella. Era incredibile in quel periodo…Era l’essenza totale della frammentazione, l’esplosione, l’incertezza e la pazzia che tutti vivemmo negli anni Sessanta. Quanto più eri provocatorio, tanto più diventavi eroe.”

A Natale, Edie Sedwick va a trovare la sua famiglia. Suo fratello Jonathan la ricorda così durante quelle vacanze:

Era davvero stranissima quando arrivò al ranch. Un manico di scopa, niente corpo, indosso le gonne più corte che abbia mai visto, ciglia super finte talmente pesanti che le facevano cascare le palpebre. Era un’aliena. Intuiva quello che stavi per dire prima che lo dicessi. Eravamo tutti a disagio. (…) Si vedeva chiaramente non solo l’insicurezza, ma lo smisurato bisogno d’amore…Ma era così difficile accettarla.”

Ormai la sua luce stava per spegnersi.

La moda dagli anni Sessanta in poi è stata profondamente influenzata dalla figura della Sedgwick. Sulle passerelle continuano a vedersi periodicamente corti capelli biondi abbinati a sopracciglia marcate, miniabiti, calzamaglie nere ed orecchini chandelier. Ora sta spopolando ovunque la moda del grigio, di cui Edie Sedgwick è stata la pioniera assoluta.

La modella iconicamente più importante degli ultimi venticinque anni,Kate Moss, ha una fisicità molto simile a quella della Sedgwick, e le assomiglia anche nei vizi pop.

Cara Delevingne ha le stesse sopracciglia scure abbinate ai capelli biondi e ha citato l’icona di Edie in un servizio di Patrick De Marchelier per Vogue China.

Curiosità: Edie era cugina di primo grado dell’attrice Kyra Sedgwick.

Devo ammettere che nello scrivere questo articolo, mi sono lasciata catturare anche io, guardando le immagini, leggendo della sua vita, ho provato emozioni varie e indubbiamente fascinazione. In certi momenti e in alcuni suoi sguardi mi è sembrato di rivedere Marilyn Monroe.

Vi lascio questo video da guardare, lei adorava ballare…

Aspetto le vostre sensazioni…grazie per la lettura!

Cris…VeryCris

La mantella è cult

La mantella, chiamata anche cappa è un indumento antico nella storia del costume: nasce come drappo, si sviluppa come mantello con cappuccio e nel Medioevo diventa una capo simile al poncho.

È solo nel Novecento, da Fortuny a Elsa Schiapparelli, che la mantella viene definita un indumento sartoriale a tutti gli effetti ed entra ufficialmente nel guardaroba femminile, senza mai più abbandonarlo, con accenti e rimandi stagionali.

Comoda, eclettica e carica di personalità viene riproposta con variazioni tipo poncho, addirittura come plaid appoggiato sulle spalle, come cappa, in lana, in tessuto, in pelliccia, leggere, pesanti, fantasia, unite… Ovviamente come tutti i capi che hanno un rimando al vintage, la cappa bisogna saperla indossare, ma grazie alla sua semplicità, sta bene quasi a tutte. Si può abbinare ai look più disparati donando sempre un tocco di charme e allure bon-ton mai banale.

mantella tinta unita classica
varie fantasie e tessuti
mantella street style
mantella street style
Mantella tartan scozzese

Da portare da sola quando il freddo concede un po’ di tregua, è ideale per movimentare un po’ il look. Aggiunge un tocco di stile ad abiti semplici oppure è l’alternativa più stilosa al cappottino.

Quando il freddo si fa più intenso permette la realizzazione di outfit stratificati e divertenti.

Si può indossare sopra il giubbino in pelle, su una giacca da tailleur, su un cappotto o addirittura sopra un piumino imbottito, sopra ad un maxi pull molto pesante o sopra un trench.

E’ un modello molto caro anche alle celebrità.

Avvolgetevi, strizzatevi, arrotolatevi e coccolatevi in questi maxi tessuti di lana, daranno vere soddisfazioni di look.

Sotto potrete trovare una selezione dei modelli più trend di questo inverno 20/21 con proposte per tutte le tasche, anche se penso che per esprimere il proprio look non ci sia mai bisogno di spendere troppo. Cliccate il nome del brand e vi troverete proiettate direttamente sui prodotti.

BUY VALENTINO & BUY MAXMARA
BUY GUCCI
BUY VERYCRIS & BUY VERYCRIS
BUY CUCCINELLI & BUY CHLOE’
BUY ALEXANDER MCQUEEN & BUY RED VALENTINO
BUY RED VALENTINO & BUY VERYCRIS

Se l’articolo vi è piaciuto, condividetelo, grazie!

Cris…VeryCris

Jean Shrimpton – timeless inspiration 1962

La più bella di tutte le modelle che ho conosciuto era Jean Shrimpton…lei stessa sembrava non avere consapevolezza del suo aspetto straordinario ” (Mary Quant)

Jean Shrimpton, soprannominata The Shrimp (traducibile in italiano come gamberetto), è stata una delle prime modelle al mondo. Cresciuta in una fattoria del Buckinghamshire, subito dopo il diploma alla scuola per modelle di Lucie Clayton, all’età di 18 anni ottiene alcune delle copertine più ambite del settore come Vogue, Harper’s Bazaar e Vanity Fair .

La Shrimpton incarnava la giovinezza della Londra degli anni ’60, contribuendo a definire lo stile e il mood dell’epoca: gambe vertiginose e sottili, ovale perfetto, occhi grandi color lavanda, sopracciglia disegnate ad arco, aria arrogante e scanzonata, combinata ad un misto di freschezza e malizia.

Ma quando ha veramente avuto inizio il successo di Jean Shrimpton?

La grande occasione di Jean arrivò nel 1960, quando fotografata dal grande David Bailey ne divenne la musa ispiratrice. Il sodalizio si trasformò anche in relazione sentimentale per 4 anni, ma il vero trampolino di lancio per entrambi fu nel 1962, quando andarono a New York per conto di Vogue UK. Il titolo del servizio era “New York: Young idea goes west”. Bailey la ritrasse tra le insegne dei ristoranti di Chinatown, nelle cabine telefoniche di Broadway, tra la gente o sopra i tetti di Manhattan e il risultato fu un misto tra un reportage e un servizio convenzionale: lo stile innovativo del fotoreportage, non solo catalizzò l’immagine di Jean come divina incontrastata ma segnò una nuova direzione alla fotografia di moda, un nuovo sguardo più fresco e al passo con i tempi.

Ph: David Bailey
Ph: David Bailey

Il bagliore fresco e il fascino pudico della Shrimpton rinfrescarono i modelli aristocratici degli anni ’60 in Gran Bretagna.

“Era magica. Al punto di essere la modella più economica del mondo – ti bastava utilizzare mezzo rullino e avevi il tuo scatto.” (David Bailey)

Nel ’65, quando ormai era già famosa, madrina del concorso ippico Melbourne Cup, partecipò all’evento in un abitino bianco, corto sopra al ginocchio e con un orologio da uomo al polso. La leggenda metropolitana dice che alla richiesta di promuovere i tessuti Orlon alla Melbourne Cup, Jane si sia trovata con poco tessuto per confezionare un vestito della lunghezza adeguata.

Alla Melburn Cup

Oh, non importa“, ha detto alla sua sarta. “Rendilo un po’ più corto, nessuno se ne accorgerà”. Ma nell’Australia conservatrice del tempo, il suo semplice vestito bianco, corto, indossato senza guanti e collant, destò non poco risalto e le immagini rimbalzarono ovunque e anche se le minigonne si erano già insinuate ovunque, in Gran Bretagna questo evento sdoganò gli orli più corti alle masse.

Famoso fu anche il ritratto informale, un dietro le quinte del fotografo Cecil Beaton di Jean e del suo Yorkshire terrier, durante le riprese di “Faces From Shrimpton”.

“Lei è l’unicorno, la cosa rara, quasi mitica” (Cecil Beaton)

ph: Cecil Beaton
Ph: Cecil Beaton

Al culmine della sua celebrità, nel ’69 la Shrimpton sfruttò la sua fama in difesa della giustizia sociale. Firmò un libro di protesta contro la partecipazione britannica alla guerra Nigeria-Biafra, nel bel mezzo di un digiuno di 48 ore, (vabbè, per una modella magari era quasi normale).

Alla manifestazione di protesta.

È stato divertente diventare famosa, ma mi sono stancata”, disse a un certo punto e nel 1976 si ritirò. “Avrei potuto guadagnare molto di più. Però ho scelto una vita semplice. Non sono mai stata ricca e non ho mai avuto rispetto per il denaro. Trovo che esalti la parte negativa delle persone“.

Ora gestisce un hotel insieme al marito e al figlio, nel bel mezzo della bellezza selvaggia dell’estremo ovest della Cornovaglia.

Oggi e ieri

“Ha qualche rimpianto per aver voltato le spalle alla vita che una volta conduceva?” “No“, dice, “ma io sono un’anima malinconica. Non sono sicura che la felicità sia ottenibile e trovo la banalità della vita moderna terrificante. A volte mi sento merce danneggiata. Ma Michele, Taddeo e l’Abbazia- Hotel hanno trasformato la mia vita.

La mitica modella Jean Shrimpton potrebbe essere tranquillamente una meravigliosa ragazza della nostra epoca, ancora oggi la sua immagine è estremamente moderna e chic… cosa ne pensi?

Seguimi per conoscere la prossima icona del 1963…

Cris…VeryCris

Ah, dimenticavo…dai un’occhiata al mio SHOP