L’intersezione tra intelligenza artificiale e moda sta ridefinendo il paesaggio creativo e commerciale dell’industria, sollevando interrogativi cruciali sulla progettazione creativa, previsione delle tendenze e sostenibilità.

L’abbigliamento contemporaneo ha un ruolo che va ben oltre la mera funzione di coprire il corpo. È un medium di espressione che riflette non solo il carattere di un individuo, ma anche il suo modo di essere. Ogni dettaglio, dall’abito scelto alla sua modalità di essere indossato, comunica un messaggio profondo sulla personalità di chi lo porta. Tutto ciò è intrinsecamente legato a una molteplicità di fattori spesso reciprocamente influenzati tra loro, tra cui cultura, tendenze decorative, status sociale e criteri di valore personali, sociali e comunicativi.

Da qui se ne deduce che la moda dovrebbe esprimersi in un’infinita varietà di tendenze e creazioni come specchio della molteplicità dell’espressione umana e della visione creativa dei designer; invece la realtà economica e sociale del settore porta a una convergenza di stili simili, ciò significa che ci sono stili e ispirazioni condivise che emergono contemporaneamente in diversi contesti: sia sulle passerelle che nel fast fashion.


La moda delle passerelle e la fast fashion rappresentano due approcci distinti, con differenze significative sia nel processo di produzione che nel pubblico di destinazione. In sintesi, mentre la moda delle passerelle si concentra sull’alta qualità, sull’innovazione creativa e sull’esclusività, la fast fashion è orientata alla produzione in serie, all’accessibilità economica e alla rapida risposta alle tendenze di mercato, sacrificando la qualità e l’etica della produzione.

Esaminiamo da vicino come l’intelligenza artificiale sta trasformando il modo in cui concepiamo e viviamo la moda.

Le tendenze della moda spesso si diffondono rapidamente a livello globale grazie alla tecnologia e alla comunicazione. Questo fenomeno è alimentato da una combinazione di influenze culturali, domanda del consumatore e dinamiche di mercato. Le tendenze non sono quindi il sottoprodotto di una spontanea coesione di gusti tra le persone di tutto il mondo, ma in realtà la popolarità di questi stili, in particolare quando passano dalle passerelle ai rivenditori, è il risultato di un processo ponderato di raggruppamento e analisi dei dati noti come previsione delle tendenze.

Questa pratica, che ha le sue radici negli anni ’60, coinvolgeva l’osservazione delle sfilate di moda, la consultazione di riviste, lo studio dello street style e negli ultimi tempi l’esplorazione dei social media, al fine di fornire ai brand informazioni preziose sulle tendenze d’acquisto del pubblico. Tuttavia, con l’avvento dell’intelligenza artificiale, questo esercizio di previsioni della moda ha subito una rivoluzione senza precedenti, trasformandosi in una disciplina guidata dalla potenza degli algoritmi.

Micro-trend e Macro-trend.

Tradizionalmente, le previsioni delle tendenze si concentravano maggiormente sulle macro-tendenze, come gli stili dominanti di intere decadi; tendenze solitamente influenzate da fattori socio-culturali, economici e tecnologici più ampi. Esempi di macro tendenze includono il movimento verso la sostenibilità, la ridefinizione dei generi, l’innovazione tecnologica nell’abbigliamento e l’inclusione della diversità nella rappresentazione dei corpi.
Tuttavia, con l’avvento dei social media e degli strumenti di analisi dati, i micro-trend, più effimeri hanno acquisito una rilevanza sempre maggiore. Le micro tendenze sono più specifiche e possono emergere da sottoculture, influencer, eventi di moda o stili di strada. Possono durare solo una stagione o anche meno; possono riguardare particolari stili di abbigliamento, colori, tessuti o dettagli di design che diventano popolari all’improvviso ma sono fugaci. Ad esempio, una micro tendenza potrebbe essere l’adozione di una particolare silhouette, l’uso di un colore specifico o l’accessorio del momento come un tipo di borsa o di scarpe.


Questi piccoli segnali di cambiamento sono ora catturati e interpretati da sofisticati algoritmi di riconoscimento delle immagini, che analizzano milioni di foto di moda pubblicate quotidianamente sui social media.
Le agenzie di previsione delle tendenze, utilizzando algoritmi di intelligenza artificiale anticipano i desideri dei consumatori, ridefinendo il concetto stesso di creatività nel mondo della moda. L’IA quindi non rileva solo tendenze emergenti ma fornisce ai designer un’ indicazione senza precedenti per creare capi che rispecchiano le preferenze del pubblico.

Questo processo solleva interrogativi fondamentali sulla natura stessa della creatività.

Con una produzione giornaliera di circa 2,5 milioni di terabyte di dati, l’analisi e l’inferenza statistica diventano sfide umanamente insormontabili. L’IA è un approccio che consente ai marchi di andare oltre i dati riduttivi come le vendite passate, i panel di marketing standard e le previsioni basate sull’intuizione. È qui che entra in gioco il machine learning (ML), una sotto-disciplina dell’intelligenza artificiale, che consente anche nella moda di prevedere i risultati apprendendo i modelli da vari punti dati.
Brand come New Balance, Dior, Prada, Luis Vuitton, utilizzano le informazioni fornite dall’AI per dare forma ai loro progetti e, di conseguenza, dare forma ai look che verranno rielaborati per i negozi e per il pubblico di massa. Ne è un esempio tangibile H&M, che sfrutta un algoritmo per analizzare le tendenze e le preferenze dei consumatori.

La Rivoluzione della AI Fashion Week.

L’avvento della prima AI Fashion Week ha segnato una svolta. Come riportato da Vogue Business, questo evento ha segnato l’incontro tra la tecnologia avanzata e l’alta moda, con collezioni generate dall’intelligenza artificiale. Un nuovo capitolo, in cui l’intelligenza artificiale non è più un semplice complemento nel processo creativo, ma assume un ruolo centrale nella concezione della moda d’avanguardia.

Tuttavia, la produzione dei capi di abbigliamento generati dall’IA presenta una sfida significativa. Solitamente i designer concepiscono le idee, creano i campioni e poi li presentano al pubblico. Nell’AI Fashion Week, questa sequenza viene capovolta: il pubblico vede prima in monitor un look finito, indossato da un modello virtuale. Successivamente, si affronta la sfida di realizzare effettivamente il capo, con il rischio che il risultato finale possa non essere all’altezza del concetto originale. Può altresì rappresentare un problema produrre capi creati da algoritmi che non tengono conto delle pratiche della produzione e dei materiali.

Questa la possiamo veramente definire creatività, ossia la vera forza trainante dell’innovazione e del progresso?

Cioè la capacità di produrre, in modo non convenzionale, qualcosa di nuovo, che non sia una semplice reinterpretazione algoritmica di ciò che già esiste? La moda è un terreno fertile di sperimentazione di nuove idee. I designer spesso si spingono oltre i confini convenzionali per creare abiti che suscitano emozioni e sorprendono. La creatività abbraccia influenze e ispirazioni provenienti da diverse culture e tradizioni, in una continua fusione di stili e motivi culturali che contribuisce a creare nuove prospettive estetiche. Mentre l’Intelligenza Artificiale si integra sempre più nel commercio della moda, dimostrando la sua utilità in molteplici ambiti in cui necessita un miglioramento dei processi, la creatività umana rimane il pilastro irrinunciabile. Almeno per ora, questo tipo di scintilla è qualcosa che è impossibile sostituire. Sarei più propensa a profilarlo come un modello di “intelligenza aumentata” piuttosto che “intelligenza artificiale” nel processo creativo.

L’Intelligenza Artificiale e la Moda: un nuovo capitolo da scrivere insieme.

La collaborazione tra intelligenza artificiale e creatività umana promette maggiore produttività, coinvolgimento dei consumatori e maggiori ricavi. Mentre alcuni vedono l’IA come un catalizzatore per la produzione mirata, altri temono una perdita di innovazione. Si, è vero, la moda è un business, ma vogliamo veramente che si riduca solamente a questo? Pensiamo al nostro Made in Italy.

L’implementazione dell’IA nella moda presenta molteplici sfide, a cominciare dai costi elevati e da preoccupazioni etiche. La privacy dei dati e i bias degli algoritmi (errori causati da assunzioni errate nel processo di apprendimento automatico. Errori che hanno costretto Amazon a dismettere il software); ostacoli tecnici e questioni morali, specialmente in termini di diritti d’autore e riconoscimento dei contributi creativi. La sua diffusione nella previsione delle tendenze accelera il ciclo delle micro-tendenze, sollevando preoccupazioni sulla sostenibilità oltre che sulla creatività.

In conclusione, dato che il futuro non si può fermare, una sinergia equilibrata di Intelligenza Artificiale e analisi umana sembra essere l’approccio ideale nella moda. L’IA può fornire informazioni preziose, ma è l’esperienza umana che rimane la fonte di vera creatività. L’integrazione armoniosa tra Intelligenza Artificiale e ingegno umano è la chiave per plasmare il futuro dell’industria della moda.

Cris…VeryCris

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