Icona della controcultura Usa, quella della “Summer of Love”, degli hippies e della rivoluzione psichedelica; l’artista pop Peter Max è stato uno dei più grandi innovatori culturali degli anni ’60. Le sue opere vivaci e colorate sono diventate parte integrante della cultura americana contemporanea ed emblema dello spirito degli anni ’60 e ’70. Ha dipinto per sei presidenti degli Stati Uniti, è stato l’artista ufficiale della squadra statunitense delle Olimpiadi invernali del 2006 e ha creato opere d’arte per Woodstock, per US Open e per il Super Bowls. Amico dei Beatles, era stato scelto per disegnare i cartoons del film Yellow Submarine, proposta che rifiutò per poter seguire la famiglia.

Perché ho scelto di farvi conoscere Peter Max?

Nel corso della storia, in particolare nel corso della storia dell’arte, si sono fondati movimenti stilistici e sono emersi individui riconosciuti come rappresentanti chiave dei rispettivi generi. Considerate per esempio Claude Monet per l’impressionismo, Picasso per il cubismo, Jackson Pollock per l’espressionismo astratto e Andy Warhol per la pop art. Ciascuno di questi nomi, per quanto influenti e prolifici , sono però solo dei capostipiti di un mare di talenti meno conosciuti; molti dei quali spesso contemporanei di questi artisti. Il passare del tempo non fa che enfatizzare questa tendenza alla selezione naturale artistica che ha provocato in me il desiderio di far luce su alcuni di questi nomi meno noti. In questo caso ho scelto l’artista pop Peter Max.

“Cosmic Jumper”

Peter Max cresce viaggiando per il mondo

Nasce a Berlino nel 1937, Max trascorre la sua giovinezza in giro per il mondo. La famiglia di Peter fugge dalla Germania nel 1938, per evitare la persecuzione nazista, prima dell’inizio della seconda guerra mondiale; i Max vivono a Shanghai, vicino ad un monastero buddista fino all’età di 10 anni dell’artista. Poi si spostano in Cina, trascorrendo un po’ di tempo in Tibet, prima di essere costretti a fuggire in Israele, mentre l’esercito di Mao Tse-tung avanza verso Shanghai.

Durante il tragitto verso lo stato ebraico trascorrono un po’ di tempo in India e in Africa. E, nel 1953, si stabiliscono definitivamente a Brooklyn, dopo aver trascorso 6 mesi a Parigi. Tre anni dopo, ancora adolescente, Peter inizia la sua formazione artistica presso l’Art Students League a Manhattan. Inizialmente interessato allo studio dell’anatomia umana e del disegno delle figure, Peter Max trova presto la sua vocazione nei campi della pop art e del neoespressionismo.

Una mano che risuona profondamente con l’estetica bohémien dell’epoca

Simile al re della pop art, Peter Max si esprime attraverso una varietà di tecniche, tra cui: pittura, disegno, scultura, collage, incisione, video e immagini digitali. Ampiamente associata alla controcultura e ai movimenti psichedelici degli ultimi anni ’60 e dei primi anni ’70, la carriera di Max rispecchia da vicino quella di Andy Warhol; attraverso il suo focus estetico, il suo stile visivo unico e l’uso di un’ampia gamma di media artistici. Grazie alla sua predilezione per le esplosioni di colore, la maggior parte del suo lavoro contiene gran parte o tutto lo spettro cromatico. La sua attenzione, già dagli esordi, per celebrità, politici, musicisti, atleti e altri soggetti della cultura pop, ancora una volta elemosinando il confronto con Warhol, gli serve come via d’accesso nei campi della progettazione grafica e della pubblicità.

Voce creativa dell’arte psichedelica, definisce la generazione hippie

Considerando i mass media come una tela per le sue modalità di espressione creativa, negli anni ’70 lo stile di Max è riconosciuto a livello internazionale. Ciò gli procura notevoli commissioni nel campo del cinema, della musica e dei media. Dopo la sua apparizione sulla copertina di LIFE Magazine nel 1969, Max riceve l’incarico dal servizio postale degli Stati Uniti per creare il francobollo da 10 centesimi; per il quale disegna una scena psichedelica con un “Cosmic Jumper” contro nuvole e raggi di sole. Il suo lavoro nella progettazione di poster e la collaborazione con il Festival di Woodstock prosegue poi per tutti gli anni ’70, portandogli successivamente commissioni come artista ufficiale per innumerevoli eventi importanti. Cito la Coppa del Mondo del 1994, i Grammy Awards, la Rock and Roll Hall of Fame e il Super Bowl

A partire dal 1976, anno del bicentenario degli Stati Uniti, Peter Max inizia a lavorare su una delle sue serie più note, dipingendo dozzine di opere sulla Statua della Libertà. Nel 1993 è uno dei pochi artisti incaricati dalla NBC per creare l’animazione del loro famoso logo di pavone. Più recentemente realizza la sua opera d’arte “44 Obamas”: un’installazione creata per la commemorazione di Barack Obama, come 44°Presidente degli Stati Uniti. L’opera pop include due scatti di Obama dipinti in 44 modi diversi da Peter Max nel suo familiare stile pop dai colori vivaci. L’artista, già 71enne, dipinge il suo primo Obama durante la campagna elettorale per le primarie e continua dipingendo gli altri 43 dalla notte delle elezioni fino all’inaugurazione.

L’arte pop di Peter Max continua ad influenzare la moda di oggi

Peter Max oggi soffre di una forma avanzata di demenza senile che non gli rende più possibile lavorare ma la sua arte, voce di un’intera generazione, continua ad essere fonte d’ispirazione. Peter Max rimane una figura di spicco dell’estetica degli anni ’70, spesso oscurato dal suo contemporaneo Andy Warhol, ma ancora non dimenticato. L’arte di Peter Max parla di positività e possibilità, ha sempre creato opere con il chiaro intento di diffondere pace, gentilezza e unità; un messaggio importante oggi come lo era nell’Estate dell’Amore negli anni ’60. Il suo lavoro è citato più oggi di quanto sia stato fatto in passato e rimarrà nella storia come visione nostalgica hippie per le generazioni a venire.

Cris…VeryCris

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