Salvador Dalì non era estraneo al mondo della moda. Dalla creazione di copertine surrealiste per la rivista Vogue, alla sua amicizia e collaborazione creativa con la couturier italiana Elsa Schiaparelli. Per Dalì gli abiti rappresentavano solo un altro pennello che usava per dipingere il suo personaggio bizzarro, considerato emblematico per la maggior parte dei creativi di tutto il mondo.

Copertina Vogue Salvador Dalì

Ma come è entrato Salvador Dalì nel mondo della moda?

Il suo primo passo iniziò quando conobbe l’iconica stilista Coco Chanel. In realtà si trasferì a casa sua con la moglie Gala e insieme crearono l’etichetta per la famosa fragranza Chanel Nº 5. In seguito conobbe Elsa Schiaparelli, designer molto coinvolta nel mondo creativo e artistico: l’incontro di due anime anticonformiste.

Il loro connubio fu un esempio unico dell’osmosi creativa e creatrice tra la stilista e l’artista da cui sono scaturiti abiti che hanno contribuito a definire la moda contemporanea. Molte delle creazioni del duo sono ancora oggi considerate esempi preminenti di collaborazioni artistiche e di moda dell’inizio del XX secolo. Dalì non ha mai avuto paura di infondere la sua sensibilità surrealista al di fuori dei tradizionali confini dell’arte, condividendo la stessa necessità della Schiaparelli di troncare con le convenzioni e con il passato; di eliminare lo stato di noia che proveniva dalle mire commerciali della moda; di rompere con la classicità e, soprattutto, di unire il gusto estetico all’eccentricità. Il pezzo più popolare e polemico, frutto di entrambi i geni è stato il famoso abito aragosta indossato nientemeno che da Wallis Simpson, la moglie di re Edoardo VIII.

Abito Aragosta – Wallis Simpson

Questa fruttuosa collaborazione si sarebbe estesa anche al mondo teatrale se l’altra famosa stilista dell’epoca, Coco Chanel, gelosa di Elsa, non avesse impedito ai due di lavorare insieme per una serie di costumi commissionati per il Balletto Russo che allora si esibiva a Parigi e che Dalì fu costretto ad eseguire da solo.

Nonostante molte delle iniziative legate alla moda di Salvador Dalì abbiano ricevuto il plauso della critica, come il sopracitato lavoro con Schiaparelli e anche una collaborazione del 1950 con Christian Dior, con Coco Chanel e Paco Rabanne; altri progetti meno noti ma altrettanto incisivi, sono invece scomparsi nell’abisso creativo della vasta opera dell’artista.

Uno di questi esempi è una collezione di costumi da bagno surrealista del 1965 intitolata “Nightmare Beachwear”.

Dopo il suo successo nella co-progettazione di ensemble di haute couture e accessori d’avanguardia, Dali ha evocato idee per una collezione di costumi da bagno e abbigliamento da spiaggia surreali. Alla ricerca di un partner per la sua nuova avventura, l’artista si recò nel Wisconsin per incontrare il produttore di abbigliamento Jack A. Winter. Mesi dopo, la prima collezione di Dali venne presentata durante una sfilata di moda a bordo piscina a Parigi. Non esiste molto materiale riguardo la breve avventura dell’artista nel mondo dei costumi da bagno, a parte sei schizzi della sua collezione surrealista e un breve video d’archivio della presentazione risalente al maggio del 1965.

Il cortometraggio, girato ovviamente in bianco e nero, si apre con una voce di sottofondo che afferma: “Ciò per cui il costume da bagno grida è qualcosa di veramente nuovo, una svolta, per allontanarsi dall’eterno costume intero e bikini”. Nonostante l’avvincente affermazione del narratore, i primi anni ’60 furono in realtà un periodo selvaggiamente sperimentale nel mondo dei costumi da bagno. Ne furono artefici: il debutto dei materiali sintetici nella moda e i design radicali della new age, come il “mono-kini” del 1964 di Rudi Gernreich.

Bozzetti moda costumi da bagno Salvador Dalì

Il filmato presenta una raccolta di clip salienti dello spettacolo; una modella che passeggia sulla passerella con gli occhi dipinti sul seno e un’altra che porta un ricevitore da baseball gonfiabile sulla schiena. Una scena bizzarra cattura persino Dalì che misura la piattezza del torace di una modella strettamente strizzato da un tessuto.

Non si sa precisamente come si sia sviluppata la collaborazione del duo dopo la presentazione a Parigi.

Se Winter abbia applaudito alla spettacolarità di Dalì o abbia invece rifiutato il loro progetto a causa della natura inindossabile dei design eccentrici e surrealisti dell’artista. La cosa certa è che gli oggetti di scena gonfiabili e gli ensemble di Dalì hanno trovato vita altrove; come giocattoli da piscina nella casa dell’artista a Cadaqués, in Spagna.

L’insolito video gira in realtà su Internet da alcuni anni, ma merita sicuramente un’altra occhiata; rappresenta una piccola, grande storia attorno all’universo fashion e all’arte, poco nota ma divertente e degna di essere ricordata ancora una volta.

Cris…VeryCris

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